Il Circo della Notte ━ Erin Morgenstern
Bentornati
lettori, per voi oggi una recensione ricca di magia, mistero e forse
anche un po' stravagante.
Che dire di questo libro se non che per
comprenderlo bisogna immergersi in esso completamente. Non vi dirò
che la partenza è facile, che è tutto bellissimo e perfetto; ci
sono cose che funzionano e altre che funzionano meno o non funzionano
affatto e, cosa più importante, l'autrice si prende il suo tempo
(tutto il libro più o meno) prima di collegare tutti i
fili.
Apparentemente, all'inizio della lettura, le varie parti
sembrano scollegate fra loro e si fa fatica ad andare avanti con i
capitoli, perchè l'idea è quella di un minestrone scomposto, con
tanti ingredienti che però non legano fra loro.
Sono onesta
quando vi dico che fino alla metà esatta, non avrei dato al libro
più di due stelle. Superata quella è tutta un'altra cosa. Ma
andiamo per gradi.
Nella
prima metà la sensazione è quella di essere spettatori esterni, di
trovarsi fuori dal circo e non dentro. Immaginate di osservare questo
grosso tendone a strisce bianche e nere da fuori, sentite la musica,
leggete le insegne, avvertite nell'aria il profumo del caramello
salato e del cioccolato, del legno che brucia. Attorno a voi la
folla, la percepite, la vedete, qualcuno vi urta. I vostri sensi
funzionano tutti correttamente, potete vedere e sentire tutto, ma non
lo afferrate, siete troppo lontani.
I continui salti avanti e
indietro nel tempo, i cambi di prospettiva, la narrazione che passa
da una voce all'altra danno questa sensazione di conoscere la storia
ma non di trovarcisi dentro. Con un piccolo sforzo si capisce ciò
che si sta leggendo ma non si riesce a dargli un senso, le parole
scivolano addosso al lettore come pioggia fine.
Ma dalla seconda
metà in poi tutto cambia. Entrate nel circo, siete nel suo cuore
pulsante, potete vedere le attrazioni da vicino, l'origine della
musica che sentivate da fuori; i profumi sono più intensi,
direttamente sotto il vostro naso e il caramello salato adesso vi si
scioglie in bocca. Siete parte integrante della folla, esultate con
lei, ridete con lei, siete lei. Siete parte del circo. Siete IL
circo.
Questo è ciò che il romanzo fa, vi lascia assistere alle vicende da lontano per poi, senza preavviso, trascinarvici dentro, e quando accade, è bellissimo.
Così come Celia, che lentamente si vincola al circo, rendendolo sempre più dipendente da lei e viceversa, così la Morgestern porta il lettore ad assuefarsi alla narrazione, alla storia e a tutti i suoi personaggi, in una maniera così gentile e delicata che quando te ne accorgi ormai è troppo tardi, il giardino di ghiaccio ti ha già incantato, i gattini acrobati di Poppet e Widget ti hanno già intenerito e Bailey è diventato inevitabilmente il tuo personaggio preferito, quello in cui ogni lettore si rispecchia e per cui farebbe carte false pur di prenderne il posto.
Non saprei come esprimere meglio il concetto, davvero, solo leggendolo si può capire appieno, soltanto immergendosi in questa lettura si potrà coglierne appieno la sua magia e forse chi già lo ha fatto potrà capire le mie parole.
Parlando
della enemies to lovers, onestamente mi aspettavo di più e qualcosa
di completamente diverso. Non che la storia di Celia e Marco mi abbia
delusa, anzi li ho trovati bellissimi personaggi ed il loro amore è
struggente, ma sembra quasi un'istant love.
Mi spiego meglio. Come
detto sopra, tutta la narrazione si svolge con continui salti avanti
e indietro nel tempo, ci sono continui cambi di narratore; si parla
anche di salti di un anno. Questo porta inevitabilmente a leggere un
capitolo dove magari i protagonisti si guardano appena e passare al
successivo dove invece si abbracciano e stringono nascosti da occhi
indiscreti. In chi legge, oltre ad essere confusionario (ma ripeto,
poi ci si abitua e nemmeno ci si fa più caso) fa nascere la
sensazione di una istant love, che di base non è, perchè fra i due
capitoli sono passati mesi se non anni, ma noi ovviamente questo
scorrere del tempo non lo avvertiamo; ed ecco che rimane un po'
l'amaro in bocca.
In
quanto a caratterizzazione dei personaggi, di tutti i personaggi, con
le loro storie, i loro caratteri ed il loro essere, c'è uno
squilibrio enorme fra quelli che sono i principali e quelli che sono
i secondari. Se mi è capitato di leggere libri dove personaggi
maggiori e minori venivano in egual modo trattati ed esplorati,
questo non è il caso. Un po' però lo capisco, Il Circo della Notte
è un libro lungo e complesso, sarebbe stato difficile fare
un'analisi introspettiva di tutti e probabilmente sarebbe anche
risultato noioso.
Certamente i più completi risultano essere
Celia e Marco, Poppet, Widget e Bailey.
Le
altre figure, come il Signor Alexander, Isobel, lo stesso orologiaio,
fondatore del fanclub del circo, mi sono apparse scarne, come dei
fantasmi, l'esatta essenza di quello che a metà libro diventa il
Signor. Prospero.
Si sa poco di loro, del loro passato, niente di
cosa accade al termine degli ultimi capitoli, quando la storia giunge
alla sua fine. Sicuramente quello su cui avrei preferito leggere di
più è l'uomo in grigio, come viene chiamato sempre all'interno del
libro, scoprire di più non solo su di lui, ma anche sulle sue
origini e di conseguenza sulle origini della magia stessa.
A
proposito della magia, mi è piaciuto il tono diverso che l'autrice
decide di darle; non più arte innata, destinata a pochi eletti, ma
materia a disposizione di chiunque sia abbastanza forte da volerla
studiare ed esplorare.
Essa non è prerogativa di nessuno, esiste
da sempre, la si deve solo cercare e studiare, va provata e
riprovata, come un problema di matematica, devi tentare fin quando
non risolvi il quesito.
Ci viene fatto intendere che al mondo
esistono diversi tipi di magia, ma purtroppo non si fa nessun tipo di
approfondimento e anche questo è un punto a sfavore per me, che sono
rimasta con la curiosità e la voglia di sapere, che mi terrò.
Le
spiegazioni di come certi rituali vengono utilizzati non sono sempre
chiare e devo ammettere che non sono sicura di averli compresi del
tutto nemmeno adesso. Ci sono cose complesse di questa narrazione,
cose che probabilmente nemmeno l'autrice sapeva come dover spiegare o
semplicemente non voleva, credendo magari di mantenere così l'alone
di mistero che avvolge tutta questa fantastica storia.
Parlando
di tecnicismi e ambientazione, la scrittura come avete capito è
piuttosto complessa e articolata, non so dirvi se sia lo stile della
Morgenstern ad essere così o meno, questa era la prima opera che
leggevo di lei per cui non posso fare un paragone. Sicuramente non è
uno dei libri più scorrevoli che ho letto, anzi, nonostante dalla
seconda metà in poi aumenti la curiosità e quindi il desiderio di
andare avanti a leggere, si fa comunque fatica e non si va veloci
come magari capiterebbe altrimenti.
L'ambientazione Vittoriana è
una delle mie preferite e qui si sente tutta, a partire dalle
descrizioni dei costumi, finendo a quelle delle città e dei locali.
La Londra Vittoriana è sicuramente quella che più mi ha affascinata
e anche quella su cui ci si sofferma di più, nonostante il breve
scorcio di New York non mi sia dispiaciuto. La maggior parte della
narrazione, o almeno quella più importante, si svolge all'interno
del circo, che viene enfatizzato e arricchiti di nuovi particolari
pagina dopo pagina; tutti gli altri ambienti sono solo contorno.
Le
tematiche affrontate nel libro sono tante, così sottili da restare
appena sotto la superficie.
Prima fra tutte la violenza fisica e
psicologica a cui, Celia in particolare, è sottoposta fin dalla
tenera età. I risvolti che questi abusi hanno sulla sua persona e
sul suo modo di essere sono terribili e ciò che ne esce è una
ragazza distrutta, che ha imparato a ricomporsi per l'apparenza
altrui. Quella a cui Marco viene più sottoposto è la violenza
psicologica, il suo essere definito velatamente una proprietà di
qualcuno; pur non essendo uno "schiavo" nel significato
stesso del termine. Non è mai libero davvero questo personaggio, se
non alla fine, quando riesce finalmente a prendere forse l'unica
decisione volontaria per se stesso. Passata di padrone in padrone, la
figura di Marco parla di come sia essere orfani, dell'assenza di una
famiglia e in particolare di una figura paterna, che alla fine viene
idealizzata in quella di colui che potrebbe quasi definirsi
l'aguzzino del personaggio stesso.
Il senso di appartenenza è un
punto focale di questo libro, il concetto che la casa non è
necessariamente quella in cui si nasce e cresce, ma il luogo dove
decidiamo di mettere radici spontaneamente, dove troviamo, amore,
calore e amicizia.
La famiglia, che alle volte ci viene concesso
il privilegio di sceglierci e per cui nessun sacrificio sembra
impossibile.
Il coraggio di prendere e partire, di
ricominciare, di voltare le spalle al passato e volgere il viso al
futuro; con la certezza dell'ignoto.
Questa lettura, nonostante gli alti ed i bassi, sicuramente la consiglio, perchè è magica ed emozionante. Ci vuole "coraggio" diciamo così, perchè l'inizio è tosto e si deve avere una mente bene aperta per poter proseguire, ma credo fermamente che ne valga la pena; che il viaggio valga la pena di essere affrontato.
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