Il Valore Affettivo ━ una lettura da dimenticare

il valore affettivo nicoletta verna einaudi editore
Buonasera lettori, prima di iniziare ci tengo a precisare che con questa recensione non intendo dirvi "non leggete questo libro", ovviamente fatelo se volete, se vi incuriosisce, se vi interessa, se semplicemente vi va di farlo perchè si, allora leggetelo. La mia sarà una recensione fuori dal coro, in quanto le valutazioni di questa lettura sono per la maggioranza positive; ma non la mia.

Ad ogni modo iniziamo, dalle cose positive, che seppure pochissime, ci sono.


L'ambientazione romana, l'ho apprezzata, sebbene avrei gradito fosse esplorata più a fondo. Il paesaggio non viene descritto nel dettaglio ma in maniera molto superficiale, facendo riferimento al nome di Vie e Piazze, ma senza scendere nel dettaglio; cosa che sarebbe stata carina per rendere più chiara la visione della Capitale Italiana anche a chi non l'ha mai visitata.

La scrittura scorrevole. Questo è il primo libro di Nicoletta Verna che leggo, ma il suo stile, per fortuna aggiungo, è molto fluido. Il libro, di quasi 300 pagine (sentite e sofferte tutte, dalla prima all'ultima) si legge tranquillamente in un giorno o due.


Fine. Si, mi dispiace ma per me gli aspetti positivi terminano qui. Andiamo adesso a parlare di quelli che non mi sono piaciuti e mi raccomando, sedetevi comodi e soprattutto, se siete deboli di stomaco preparatevi perchè scenderò parecchio nel dettaglio in alcuni punti, proprio l'autrice.


Sarà che sono particolarmente sensibile alle tematiche che riguardano disturbi mentali e comportamentali, sarà che sono abituata ad un livello di attenzione diverso ━ parliamoci chiaro, difficile eguagliare Carrisi quando si tratta dello studio e della scrittura di certe tematiche ━ ma quello che la scrittrice ha fatto, ai miei occhi, è stato un minestrone scomposto senza capo, né coda.

Bianca, la protagonista della storia, ha perso la sorella, Stella, quando era una bambina e, indubbiamente, questo fatto l'ha segnata. Sebbene si capisca, ad intuito, che i disturbi ossessivo compulsivi di Bianca siano dovuti al misterioso incidente che le ha portato via Stella, non viene mai detto quando e come hanno iniziato a manifestarsi. Nei numerosi flashback immersi nel passato della protagonista soltanto in uno si scorge l'inizio di quella che poi, nel presente, sarà una vera e propria ossessione, malattia. Tutto, nella narrazione che riguarda l'infanzia e l'adolescenza di Bianca, pare normale. Non vi sono manifestazioni, né evidenti, né lievi, di quello che sarà poi in futuro. Una bambina che soffre, ma che non ha nulla che non va, una ragazza studiosa, intelligente ed arguta, ma normale; forse troppo isolata dai suoi coetanei e con una sola amica, ma niente che possa far pensare a quello che poi diventerà in seguito. E cosa diventa in seguito? Una persona con un serio disturbo ossessivo compulsivo, maniaca del pulito e dell'ordine, con una fissa per la raccolta differenziata, che deve essere eseguita in maniera maniacale ━ una propensione all'autoavvelenamento, dato che abitualmente si ciba di immondizia, sia quella di casa che quella dei bidoni pubblici o dei bagni del proprio posto di lavoro, inalando, masticando e sputando, inghiottendo anche, qualsiasi cosa le capiti a tiro, tampax, rifiuti di cibo, escrementi ━ una protagonista che soffre di allucinazioni, dato che vede spesso la sorella morta e in un'occasione anche dei conoscenti del suo passato ━ come se non bastasse l'autrice la fa carico anche di quello che è un evidente principio di tricotillomania (che per chi non lo sapesse è il nome usato per indicare chi si strappa, e poi mangia, i propri capelli) ━ ma ovviamente non finisce qui, Bianca ha un chiaro e serio danno dello spettro emotivo e relazionale; morta dentro, completamente apatica, incapace di provare emozioni vere ma abilissima nel simularle, del tutto priva di empatia. Questi sono i classici segni della psicopatia.

E voi direte, cosa c'è di male se un personaggio viene pensato così? Niente, se solo il suddetto fosse ben strutturato e descritto, se solo questi disturbi, queste malattie, fossero trattate con sapienza e non buttate li, come se si stesse distribuendo le caramelle ad un bambino. Non ci sarebbe niente di male, se solo gli exploit di questi disturbi non fossero buttati a casaccio qua e la nel mezzo della narrazione, semplicemente per alzare l'hype del lettore (o lo schifo) e poi lasciati fini a se stessi.

Molti capitoli si concludono con manifestazioni di queste problematiche, dove Bianca o si getta a terra su una bottiglia di vetro da lei rotta, per farsi ritrovare stesa sui vetri dal fidanzato Carlo (perchè?), o dove addirittura tenta di soffocare nel sonno una bambina di sette anni, con un cuscino, perchè il suo respiro le da fastidio (okay), respiro che sente solo nella sua testa dato che la bambina dorme nella propria stanza, a porta chiusa, e Bianca pure. Questi capitoli finiscono così e ciò che è accaduto non viene più ripreso o menzionato. Il fatto che abbia istinti omicidi? Superfluo. Semplicemente, certe cose, accadono, fine. Non c'è bisogno che ci sia un perchè, un senso, un motivo.

Carlo, il fidanzato zerbino con coi la protagonista sta semplicemente perchè bello (cosa che non ci è data di sapere con certezza perchè le descrizioni fisiche dei personaggi sono praticamente inesistenti, tanto che non sappiamo nemmeno di che colore Bianca abbia i capelli). Carlo è considerato sufficientemente prestante e con un patrimonio genetico sufficiente a soddisfare i requisiti di Bianca che, attenzione, vuole avere una figlia da lui in modo tale che Stella che possa reincarnarsi; ecco perchè il patrimonio genetico è importante. Ovviamente alla protagonista non passa per la mente che il sesso di un bambino non siamo noi a deciderlo, ma considerando il quadro clinico sopra delineato, non mi sono nemmeno stupita quando l'ho letto.

La questione del figlio poi è molto delicata, in quanto Bianca, per non farsi mancare nulla, soffre anche di una gravissima vulvovaginite, che le provoca dolori lancinanti al ciclo e l'uso spropositato di antidolorifici (ah, è pure una tossicodipendente); come se non bastasse le sono state asportate delle masse nodulari e le sue probabilità di poter concepire, senza rischio di aborto con sua conseguente morte, sono pari allo 0,001% ━ motivo che porta il fidanzato Carlo a dire no, sulla questione figli, perchè innamoratissimo della propria compagna e giustamente non intenzionato a mettere a rischio la sua vita. Che uomo, che dolce, penserete ━ sbagliato ━ per la nostra sventurata protagonista è solo un insensibile egoista. Ovviamente.

Che dire quindi, se non che nemmeno i personaggi secondari si salvano. Fra di essi abbiamo un autolesionista, emotivamente incapace di relazionarsi al mondo e alla vita (si, pure lui) che si ferisce volontariamente in pubblico, strappandosi a morsi le unghie delle mani, riversando, cito testualmente "fiotti di sangue sulla tovaglia bianca", ma che non desta alcuna preoccupazione nei presenti, che sembrano non accorgersi nemmeno della cosa, che ovviamente rimane fine a se stessa come tutte le altre sopra elencate. Io sono incapace di commentare oltre la faccenda, seriamente.


Il termine "fiotti" viene usato ripetutamente e in modo errato, dato che esso indica una notevole perdita di qualcosa, in questo caso sangue, che stranamente viene sempre tamponata con l'uso di fazzolettini, maniche di felpe o acqua corrente. Del tutto normale mi dicono. Che scema io a correre al Pronto Soccorso dopo essermi affettata un dito, potevo infilarlo sotto l'acqua.


La questione Stella. La ragazza è morta giovanissima, sappiamo, il caso della sua scomparsa viene avvolto nel mistero per duecento pagine, ogni tanto salta fuori ma è un argomento scottante, di cui nessuno parla, di cui nessuno sa niente. E' accaduto qualcosa di terribile e orribile, il lettore si aspetta chissà quale tragedia, assapora il momento in cui l'arcano verrà svelato, immaginandoselo il momento più alto ed epico del romanzo ━ sbagliato di nuovo ━ il mistero viene svelato in giusto tre righe, senza troppe cerimonie, buttato li senza preavviso, tanto che si arriva alla fine senza aver realmente capito cosa sia accaduto, senza rendersi conto che il momento che aspettavamo dall'inizio della lettura è appena passato.


Per quasi altre cento pagine l'autrice tenta colpi di scena che non hanno l'effetto desiderato, a cui neppure i personaggi badano; la lettura è scorrevole ma noiosa, oltre che costellata da descrizioni estremamente dettagliate di Bianca che si getta nella spazzatura per mangiare. Piuttosto che parlare minuziosamente di questo, personalmente, avrei approfondito certi argomenti, come ad esempio le dinamiche di coppia fra Carlo e Bianca, vicende legate ai personaggi secondari che vengono aperte ma non chiuse ━ come ad esempio il padre di Bianca, menzionato qua e la ma di cui non si sa più nulla nel presente, o gli amici stretti di Carlo, personaggi secondari ricorrenti a cui viene rivelato un segreto sconcertante che potrebbe chiudere in definitiva i rapporti con quest'ultimo. Insomma, l'unica storia a concludersi, se conclusione la vogliamo definire, è quella di Bianca. Conclusione che può anche avere un senso, ma che lascia aperte, appunto, tantissime domande e soprattutto porta a chiederti "perchè?".


Onestamente, cari lettori, è stato un travaglio. Do a questo libro due stelle e mi sembrano anche tante.



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