La Chimera di Praga
L'ambientazione è, ovviamente, Praga. Una città spettarle per certi versi, che crea un'atmosfera gotica di sfondo alla storia, perfetta per il tipo di narrazione su cui l'autrice punta. Descrittiva quanto basta, il gelo della fredda città ci entra fin dentro le ossa fin dalle prime pagine, che scivolano veloci fra le dita del lettore. Non è difficile immaginare i panorami, i tetti a punta ed i lunghi ponti innevati che percorre la nostra Karou.
Karou, una ragazza umana, sembrerebbe, che vive a metà in quella che è una lotta secolare fra angeli e chimere. Ma niente è come sembra. Ho apprezzato molto, finalmente, che queste creature angeliche, bellissime e purissime, fossero rappresentate letali come la bellezza ed il retaggio che si portano dietro. Non più angeli benevoli, bensì guerrieri spietati e sanguinari; un'immagine in forte contrapposizione con quella delle chimere, creature si mostruose nella loro fisicità, ma in quella soltanto. Queste creature alate, fatte di pura luce, vengono disumanizzate e ci appaiono come semplici corpi celesti incapaci di provare amore, o pietà, o compassione e con un unico pensiero; la supremazia della loro specie. Al contempo, i loro nemici, erano in origine un popolo pacifico, contadini per lo più, che vivevano semplicemente, raccogliendo e mangiando i frutti della terra che con fatica lavoravano. Creature che per una mera leggenda vengono ritenute generate dal buio e per questo meno degne di vivere. Un popolo invaso, ridotto in schiavitù il cui unico errore è stato quello di reclamare la libertà con cui vivevano prima dell'arrivo degli angeli. Ed è così che ha inizio la guerra fra queste due specie, che si potrebbe semplicemente racchiudere in una citazione della nostra Karou “Gli invasori sono sempre i cattivi. Sempre.”
Karou, un'eroina diversa da quella che oggi il panorama letterario propone. Karou è fragile, ha molte paure, molte ansie, poche certezze, ma non ha timore ad esternarle, non ha paura di ammettere che qualcosa la spaventa, che tutto ciò che vuole dalla vita, la sua aspirazione finale, sono una famiglia e qualcuno accanto che la ami. Desideri sciocchi, di una ragazza sciocca, così diversa da Katniss o Clary, per esempio. Karou non si sente speciale ma va bene così, non desidera essere speciale, si sente vuota, come se le mancasse qualcosa, ma non cambierebbe la sua vita con niente al mondo, perchè tutto sommato è felice. Si, finalmente abbiamo una protagonista femminile, una ragazza che si prende la libertà di comportarsi come tale, di piangere, di essere fragile e di non volere altro dalla vita se non continuare ad essere nessuno. Eppure lei è speciale, già solo per la vita conduce, già solo per essere cresciuta in una bottega assieme a quattro chimere e viaggiare attraverso portali magici che la portano ovunque nel mondo. Per Karou questa è la normalità e tale vorrebbe restasse. Sono infinitamente innamorata di lei, perchè è così vera, così reale e così in contrasto con quello che oggi il pubblico letterario richiede. Troviamo in continuazione personaggi femminili che gridano al “girl power”, che non vogliono l'aiuto di nessuno perchè loro sono forti, perchè sono donne e devono dimostrare di essere in grado di farcela da sole, senza l'aiuto di un uomo. Questa ragazza dai capelli blu invece l'aiuto lo vuole, lo chiede, lo cerca disperatamente e non gli interessa di apparire debole.
Persino la storia d'amore è diversa da quelle che siamo soliti leggere. Akiva e Karou sono già innamorati, da anni, ma non lo sanno (è stato un po' come tornare ai tempi di Fallen). Il loro è un amore primordiale, antico, improbabile e persino sbagliato per la storia. Una fiamma che li ha consumati, che li ha separati, portati alla morte, all'autodistruzione e che alla fine li separa nuovamente, dilaniando le loro anime; una fiamma che però non si spegne ma può solo alimentarsi. Karou rinnega quell'amore all'inizio, non lo vuole, ciò che ha sempre desiderato era quello, ma quando arriva non lo vuole più, perchè la fedeltà alla sua famiglia vale di più, la sua famiglia vale di più; persino più della sua stessa metà, di se stessa.
Il profondo concetto di famiglia che si evince leggendo La Chimera di Praga mi ha davvero scaldato il cuore, un legame intenso, indissolubile, così importante tanto che la sua assenza è capace di creare una voragine nel cuore della nostra protagonista, che ha perso la sola cosa che la teneva ancorata alla vita.
Un libro, una lettura, ricca di emozioni forti, la Taylor è stata capace, con le sue parole, di trasportarmi dentro alla pagine e farmi provare le gioie ed i dolori di ognuno dei personaggi. Nessuno è lasciato al caso, persino le comparse secondarie diventano colonna portante dell'intera narrazione ed ognuno, nel suo piccolo, svolge una funziona importante senza la quale la storia non esisterebbe. I personaggi ai margini sono allo stesso modo caratterizzati e raccontati con la stessa attenzione dei protagonisti e non è cosa da poco.
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