La Città di Sabbia
Inizio con il dire che questo secondo volume è un po' sotto tono rispetto al primo e per la prima metà del libro la narrazione risulta poco convincente, lenta e non accade niente di particolarmente entusiasmante, se non qua e la piccoli momenti di azione che però si esauriscono subito. Per la prima metà facciamo continui salti avanti e indietro nel tempo, spostandoci dalla Kasbah del Marocco dove si svolge la storia attuale, alla pianeggiante Eretz, terra natia delle Chimere e dei Serafini. Troviamo le due fazioni spaccate internamente e questo porterà alla fine ad un ricongiungimento di entrambe, portando così le due specie a lottare assieme contro i propri fratelli e sorelle. Da una parte abbiamo due nuclei di Chimere, il primo, di cui anche la protagonista Karou fa parte, che vuole vendetta per la propria gente ma che per ottenerla usa il sangue e l'omicidio di civili, di bambini, come mezzo di conquista; il secondo, composto da contadini e non da soldati, che cerca solo di fuggire e mettersi in salvo per non essere uccisi e schiavizzati. Molto forte l'immagine che la Taylor manda al lettore, con le Chimere della prima fazione che invece di proteggere la propria gente ed aiutarla a mettersi in salvo pensano esclusivamente a mettere a fuoco e fiamme le città libere dei Serafini. Ma anche gli angeli sono divisi, troviamo un Akiva cambiato, che nonostante alla fine del primo libro abbia perso Karou, decide di tenere fede alla promessa che anni prima si erano fatti ed inizia a tirare i fili per dare inizio a quella che poi diverrà una alleanza fra le due razze. Paradossalmente sarà proprio il Serafino, la “Sventura delle Bestie”, a proteggere le Chimere dai soldati come lui, mettendo a rischio la sua stessa vita. Il suo desiderio di pace non deriva esclusivamente dall'amore che prova per Karou, non è un semplice modo per chiedere perdono e riconquistare la sua amata, ma un mezzo con cui fare ammenda per tutte le vite che ingiustamente ha spento. La sua crociata è la sua scelta, la sua possibilità di riscatto, la prima decisione che può prendere liberamente da quando è nato, un'azione che per la prima volta è lui stesso a decidere di intraprendere, un comando – se così lo vogliamo chiamare – impartito da lui stesso a non da Generali al di sopra di lui. Akiva è un Illegittimo, uno strumento, un soldato senza alcun valore, generato per il solo scopo della guerra e in questo libro la Taylor mette in luce quanto in tutta la sua esistenza, scegliere, non sia mai stata un opzione; ecco perchè le sue azioni in favore del nemico assumono un valore ancora più importante ed un peso maggiore. La storia d'amore passa quindi in secondo piano e ci si concentra più sulle dinamiche interne della guerra, sulle fazioni, sugli eserciti e sulle alleanze, si punta più a raccontare come e perchè i personaggi fanno quello che fanno e sinceramente ho apprezzato molto. Molte domande e dubbi che potevano essere sorti al termine del primo volume vengono adesso spiegati esaustivamente, rendendo completo il quadro del come tutto ha avuto inizio.
Come detto all'inizio, anche i personaggi sono un po' sotto tono fino alla prima metà della narrazione e quella che mi ha deluso più di tutti è stata proprio Karou. In “ La Chimera Di Praga” la vediamo come una ragazza piena di paure e di insicurezze che però non finge di essere chi non è, una ragazza che se ha paura lo dice e chiede aiuto, una a cui non interessa di apparire debole. In questo volume invece si alza una maschera, un muro – e in parte lo capisco – dove Karou fa di tutto per apparire quello che non è. Ostenta una sicurezza ed un coraggio che non ha, con il risultato di apparire persino a se stessa “finta”, la ragazza che a Praga non riusciva a restare indifferente davanti alle ingiustizie adesso si volta dall'altra parte, consciamente; volutamente Karou non fa domande, non si interessa della sua gente, di cosa le Chimere fanno per ribaltare le sorti della guerra e anche davanti all'evidenza, al sangue, lei chiude semplicemente gli occhi. Devo dirlo, mi ha irritata molto questo suo atteggiamento, ma capisco che c'era bisogno di questo mutamento, affinchè la realtà dei fatti le piombasse addosso poi come una doccia fredda e la riscuotesse con ancora più energia di prima. Lei stessa però ammette di non aver voglia di reagire, perchè è più facile obbedire agli ordini e lasciare che il mondo attorno a lei vada avanti senza agire, piuttosto che protestare. E' chiaro che il tradimento di Akiva e la perdita della sua famiglia sono un duro colpo e, come ho detto, capisco il perchè di questa sua staticità. Ogni dolore ha il suo tempo per essere elaborato.
Dolore, elaborazione, doccia fredda. Beh, non mi aspettavo QUEL genere di doccia fredda e mi si sono ritorte le viscere, sebbene la Taylor non sia ai livelli della Atwood. La violenza che si va a descrivere nelle ultime pagine è forte, dolorosa, rivoltante, viscida. Sono stata veramente male, con Karou era come sentire e provare ogni cosa e terminato quel capitolo mi sono dovuta fermare perchè avevo i brividi. E' qui che il processo di “risveglio” della protagonista raggiunge il suo culmine e la ragazza dai capelli blu pavone torna ad essere la ragazza di Praga. Se siete sensibili vi consiglio di tenere a mente che in questo volume la violenza sessuale e la tortura sui prigionieri di guerra sono due argomenti molto presenti e una costante. La Taylor ha avuto l'accortezza di introdurre i due temi lentamente, prima con semplici riferimenti lontani, per far abituare il lettore e poi come veri e propri atti narrati.
Ma non temete, perchè non è tutto nero ciò che appare. Ad illuminare la narrazione ci pensano come sempre Zuzanna e Mik, due personaggi che amo profondamente e dove in diverse occasioni le loro battute mi ha strappato un sorriso e una risata. La loro capacità di adattamento alle stranezze della vita di Karou è disarmante e forse anche un po' inverosimile in alcuni punti; ma è ciò che serve a smorzare i toni cupi e tetri del libro. Quelli che inizialmente appaiono come personaggi secondari sono invece colonna portante e mi piace molto questo modo di rendere in egual modo importanti personaggi che altrimenti sarebbero solo a margine. Un personaggio che personalmente ho nel cuore è Liratz, una guerriera, un'Illegittima che non credevo avrei rivalutato così tanto e che per certi aspetti è molto simile a Karou, cambia solo il loro modo di affrontare le medesime situazioni e paure che si ritrovano davanti.
Cupo, è sicuramente questo il termine che userei per descriverlo, se nel primo volume avevamo una narrazione semplice e leggera, qui sicuramente la piega che prende la storia rende il tutto molto più crudo.
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