Shadow and Bone Trilogy
Bentrovati lettori e amanti del Grisha Verse! Chi di noi nell'ultimo periodo non ha mai sentito parlare, almeno una volta, di Alina Starkov o un certo Signor. Darkling? Quasi nessuno, ma non temete, perchè se a voi queste parole sono nuove, credo proprio che con questa recensione vi incuriosirò abbastanza da spingervi ad approfondire l'argomento. Nel frattempo, se vi va, vi invito a seguirmi anche su instagram per maggiori contenuti. Avviso coloro che non avessero letto i libri o che ancora devono finirli che in questo post, e nei commenti dove proseguirà la recensione, potrebbero esserci piccolissimi spoiler, ma niente paura, sono davvero issimi!
Partiamo subito dicendo che la trilogia va in crescendo a livello di scrittura, si migliora di libro in libro. In Tenebre e Ossa troviamo più difficile andare avanti nella lettura rispetto agli altri libri, troviamo numerosi punti morti, dove la scrittrice si perde nella descrizione – fin troppo minuziosa ed infinita, dei paesaggi e dei luoghi, dando l'idea di voler tappare buchi, riempire spazi, allungare semplicemente i capitoli. Avendo visto la serie, prima di leggere il libro, ero così emozionata che personalmente non ho fatto fatica a leggere e andare avanti ma, confrontando questo primo primo volume con gli altri due, devo ammettere che la differenza di scorrevolezza si sente e che se non fosse stato per la serie tv probabilmente anche io avrei trovato lenta la narrazione. La caratterizzazione dei personaggi è misera, tanto che ci si concentra solo, per buona metà del libro, e nemmeno così bene, su Alina e l'Oscuro, passando negli ultimi capitoli a Mal, lasciando gli altri personaggi che appaiono nel corso della storia come semplice contorno. Nessuno spessore, nessuna emozione, ci vengono mostrati come semplici figure per fare “folla”. Se prima di leggere gli ultimi due volumi avevo dato a questo un voto di 4,5/5 adesso scendo di un punto, ma per il semplice fatto che il volume due e tre sono nettamente superiori.
In Assedio e Tempesta si nota fin da subito una scorrevolezza maggiore, i punti morti sono pressochè inesistenti e la Bardugo si sofferma molto meno sul darci ogni singolo particolare di ciò che gli occhi dei protagonisti vedono, spostando la sua attenzione sul dare maggiore spessore ai protagonisti e finalmente anche a chi li circonda. Quando Alina affronta il viaggio verso il Piccolo Palazzo credevo sarei morta di noia perchè si avverte subito la ripresa descrittiva dei luoghi e la prima cosa che ho pensato è stata “Okay, adesso passeremo un capitolo intero a parlare di quanto è bello il cielo” e invece no, i paesaggi vengono descritti, ma senza perdersi in dettagli inutili che non apportano niente di più alla storia. Molto bella la caratterizzazione che viene data ad Alina, questa crescente sensazione di oscurità che si aggrappa a lei giorno dopo giorno. Ho apprezzato un sacco il personaggio di Nikolai/Sturmhond, complesso, divertente, umano, ciò che serve per smorzare la tensione di capitolo in captitolo, quel pizzico di pepe che ti fa sorridere fra una tragedia e l'altra. Auto-ironico e soprattutto un Re del popolo. Anche Tolya e Tamr mi sono piaciuti molto, anche se devo essere onesta, avrei preferito fossero delineati maggiormente come personaggi e che non ci si fosse limitati a scrivere brevemente della loro storia e basta. La parte più bella di questo libro credo siano i legami che si vanno pian piano a formare fra i vari personaggi, la famiglia che si va a costruire pagina dopo pagina. E' stato molto emozionante vedere come alla fine Alina avesse trovato il suo senso di appartenenza e come si sforzasse di rompere quelle regole rigide e retrograde che avevano da sempre caratterizzato la gerarchia Grisha. In questo secondo volume vengono finalmente mostrati con più attenzione personaggi che nel primo libro erano stati resi secondari; se non di margine. David e Zoya. Ho amato Zoya grazie alla serie, non al primo libro dove viene giusto appena mostrata. In Assedio e Tempesta il suo personaggio assume un ruolo sempre più maggiore, fino a diventare centrale nel terzo volume. Qui ci viene mostrata la genialità di David, il suo grande intelletto che raggiunge il culmine nel terzo volume e la sua profonda sensibilità, che si manifesta in presenza di Genya. La battaglia finale è stata la parte che senza dubbio è passata più velocemente, la scrittura in questi ultimi capitoli è ricca di particolari, carica di tensione e tiene incollati i lettori sulle pagine; è stata penso la battaglia più sentita di tutti e tre i libri (soprattutto dell'ultima). E' straziante, il dolore di Alina è palpabile, lo sconcerto e il senso di impotenza che la spinge a tentare un ultimo gesto estremo pur di mettere fine a tutto, perchè il suo cuore è troppo debole per sopportare altre perdite. Avevo i brividi mentre leggevo. In questo secondo volume anche la figura dell'Oscuro viene un po' approfondita, iniziando a prendere la forma che era da sempre destinata ad avere; criptica, misteriosa, umana ma al tempo stesso consumata dai secoli, logora di dolore e perdite. Per quanto riguarda il voto a questo secondo libro rimango fedele al mio precedente 5/5 perchè è in assoluto perfetto sotto tutti i punti di vista, bellissimo e senza alcun dubbio il mio preferito.
Ultimo volume, Rovina e Ascesa, bello, soprattutto la fine che è molto toccante, ma ci arriviamo con calma. Ad eccezione del primo capitolo che scorre estremamente lento, snodandosi fra monologhi infiniti dell'Apparat e perle di preghiera, per il resto scorre bene. In questo ultimo volume la figura del religioso ci viene mostrata finalmente con chiarezza e per quello che è; un personaggio subdolo, approfittatore, manipolatore e soprattutto tante cose fuorchè uomo di chiesa. Il classico uomo di fede che in realtà dietro ad essa si nasconde per fare i propri interessi, cadere sempre in piedi ed assicurarsi di avere sempre le spalle coperte, in un modo o nell'altro. Bel personaggio in realtà, la sua complessità non era facile da trattare secondo me, ma la Bardugo ha fatto un buon lavoro. Già a partire dalla fine del primo capitolo c'è quel colpo di scena necessario a risvegliarti dal torpore in cui eri caduto leggendo le prime righe e che si manterrà fino alla fine del libro, permettendo al lettore di restare attento e interessato alla lettura. Finalmente assistiamo all'evoluzione finale di molti personaggi e altri che nel volume precedente erano appena apparsi, qui diventano essenziali; come Nadia (menzione d'onore per il fratellino che ho amato un sacco e per Misha). Zoya, Genya e David sono finalmente completi, hanno lo spessore che meritano e, come detto prima, il genio infinito di David ha il posto che merita all'interno della storia. Il personaggio di Genya lascia cadere la maschera e si mostra per quello è, forte, fiero, fragile ma con la voglia di lottare e rialzarsi sempre perchè è stupenda, sa di esserlo e non permetterà mai a nessuno di piegarla. Veramente toccante e profonda la scena in cui si presenta al cospetto di Nikolai, ho versato una lacrima per questo personaggio semplicemente perfetto e unico, con una storia delicata e purtroppo fin troppo attuale. Particolarmente toccante e degno di nota è il colloqui finale che Alina ha con Baghra, necessario a chiudere finalmente il cerchio di domande attorno all'Oscuro, agli amplificatori ed essenziale per mettere un punto all'alone di mistero che fin dal primo volume della trilogia ha avvolto gli Evocatori d'ombra e Morozova. Quella che ci è sempre apparsa come una vecchia scorbutica ed insensibile viene ora messa a nudo, con tutte le sue cicatrici, le sue aspirazioni di grandezza, i suoi dolori, il suo amore, forse fin troppo infinito, per il figlio; il suo senso di colpa, il peso di una vita che per troppo tempo ha gravato sulle sue spalle. Quel colpo di scena avremmo dovuto immaginarcelo, o forse no, ma in entrambi i casi lascia il lettore con un po' di sorpresa, portandolo a chiedersi cos'altro ci sarà da scoprire. Ed è su Mal una delle rivelazioni più grandi, che non dirò per evitare di fare spoiler troppo big, ma sulla quale vorrei spendere due paroline che, chi ha letto Rovina e Ascesa, capirà. Parto dal presupposto che a me come personaggio è sempre piaciuto, non l'ho mai trovato antipatico e non l'ho mai odiato, ci sono molti altri personaggi dal carattere discutibile, tipo Zoya, che non hanno però ricevuto tutto l'odio di Mal. Forse perchè quello di Zoya passa come il personaggio femminile forte e autoritario, diverso dalla solita ragazzina che deve essere salvata? Probabile, ma allo stesso tempo Mal è un personaggio che resta fedele a se stesso, che ha sempre accettato l'idea di essere un comune essere umano e che non gliene è mai fregato nulla di essere qualcuno perchè si andava bene così come era, è sempre stato fiero di se stesso ed è una cosa che ho apprezzato tanto, forse quella che ho preferito del suo carattere. Alla luce di ciò, penso quindi che la Bardugo l'ultima grande rivelazione su di lui non l'avesse in programma o comunque non avesse in programma di rivelarla così, che abbia modellato la sua idea sulla base della considerazione che i fan avevano di lui. Penso che la scrittrice avesse in mente fin da subito la ship Malina, ma che vedendo l'odio di certe persone nei confronti di Mal abbia dovuto trovare un espediente per farlo piacere di più al pubblico. Ecco perchè la sua ultima scena nella Faglia pare un po' forzata. Per quanto mi riguarda il personaggio di Mal è stato essenziale per la trama fin da subito, perchè senza di lui gli amplificatori non sarebbero mai stati trovati quindi non c'era bisogno di renderlo ancora più di quel che già era. Sebbene apprezzi abbastanza la scelta di storia che gli è stata data e che si scopre da ultimo, torno a dire che sembra tutto un po' troppo forzato o magari semplicemente la Bardugo aveva fretta di chiudere, non so. La conclusione del libro è comunque molto bella e toccante, anche se, dovendo ancora uscire in Italia la duologia di Nikolai, non mi sento di considerare questo un vero finale, la vera fine deve ancora arrivare ed ho seriamente paura. E' un finale lieto, bello, caloroso, il quadro perfetto di una grande famiglia felice che nonostante il tempo e la distanza trova sempre la strada per tornare a casa e onestamente mi ha scaldato il cuore. Nonostante le perdite che ci sono state, alcune delle quali di personaggi che sentivo proprio miei, sono felice. Molto belle sono state le scene con l'Oscuro, questo crescente legame che Alina sente con lui, la sua umanità mostrata in rari sprazzi narrativi e la questione che ruota tutta attorno al suo nome; stupende le scene dove Alina lo chiama con il suo vero nome, molto profonde.
A questo libro do un 4/5, per il semplice fatto che ci sono alcune cose lasciate a metà soprattutto fra Nadia e Tamar, sul finale del libro e per la questione di Mal che alla fine è tirata piuttosto via. E' una lettura comunque che consiglio, un universo molto bello, complesso e semplice nel suo essere. Affronta temi attuali di razzismo e discriminazione, si parla di abusi e di traumi che purtroppo ancora oggi le persone affrontano tutti i giorni, a dimostrare che la realtà non è poi così distante dalla fantasia. Sono libri che ti coinvolgono, personaggi che più vai avanti e più senti tuoi. Il classico vuoto alla fine della lettura che ti fa dire “E adesso?” lo si avverte, a dimostrazione che questa saga lascia il segno.
Nota d'onore per l'ambientazione - non più la classica America - liberamente ispirata alla Russia del XIX secolo, che sebbene non sia riportata nei dettagli, appunto perchè ispirata, è sufficiente a farti respirare il clima di quel tempo.
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