Six Of Crows

Six Of Crows
Bentrovati lettori, finalmente torno con una recensione fresca fresca di lettura. Ho preferito racchiudere due pareri in un unico post perchè avevo fatto così anche con la trilogia e oramai volevo tenermi sulla stessa linea. Ma iniziamo subito!

Parto con il dire che, se vi aspettate di trovarvi davanti lo stile visto nella trilogia di #shadowandbone siete fuori strada. La duologia ha, a partire dall'ambientazione, toni più scuri e tetri, lo stesso stile dell'autrice diventa più articolato, complesso e il linguaggio molto più diretto e crudo, tanto che non mi sento di definire questi libri dei libri per ragazzi, ma più per giovani adulti. Lo stile più arcuato, pieno, ricco, dark se vogliamo osare, a mio avviso rendono la duologia, passatemi il termine, “pesante” se prima non si è letto la trilogia – che getta le basi per comprendere al meglio le dinamiche che si svilupperanno già a partire da #sixofcrows. Una differenza sostanziale nella narrazione la si vede fin da subito poiché ogni capitolo viene trattato dal punto di vista di un personaggio, che cambia ogni volta. Non abbiamo solo la visione di #inej o di #kaz, abbiamo la possibilità di seguire la storia dal punto di vista di ogni corvo e di conoscere il loro passato passo passo, al momento opportuno, evitando così narrazioni troppo lunghe che rischiano di finire in un minestrone di informazioni inutili. Avrei preferito che questo metodo fosse usato anche per la trilogia. Ogni storia viene trattata con tatto e calma, la scrittrice si prende il suo tempo e ci permette di elaborare le informazioni capitolo dopo capitolo. E' stato bello vedere il background di Nina ai tempi della trilogia ed è stato struggente quello di Inej, e di Kaz e Wylan. Ognuno di loro ha sofferto terribilmente e ognuno di loro ha reagito a proprio modo; Inej ha lottato per mantenere la sua speranza di una vita migliore, ha custodito con gli artigli l'ultima briciola di umanità che le restava, a differenza di Kaz che invece si è lasciato inghiottire dall'oscurità del Barile, divenendo esso stesso il padrone di quel dolore. Wylan, così ingenuo eppure così coraggioso, che nonostante abbia conosciuto solo odio e disprezzo non perde la fiducia nell'amore e continua a preoccuparsi sempre per gli altri, per i suoi amici; come quando teme che Nina possa prendersi un raffreddore a causa dei vestiti troppo leggeri. L'anello che tiene uniti tutti, il punto forte della catena che tiene insieme i Corvi. Anche Kuwei mi è piaciuto, nonostante le sue breve apparizioni che spero siano un po' meno sporadiche nella duologia su Nikolai. Sebbene non sia al pari del nostro Re, la sua presenza ha spesso smorzato i toni cupi della narrazione, strappando un sorriso e una risata qua e la, facendoci sciogliere il cuore quando è disposto a farsi uccidere pur di non far rischiare la vita al padre di Jesper, che senza pensarci ha offerto alla banda un riparo sicuro. Il Signorl Colm, qualcuno faccia una statua a questo povero uomo che praticamente alla fine del secondo libro se li era adottati tutti. La dolcezza fatta a persona, buono, ingenuo, dolce, il padre che tutti vorremmo, il padre di cui tutti loro avevano bisogno e dai cui si sono rifugiati quando ormai ogni altra speranza era perduta. Voglio essere adottata. Poi abbiamo Matthias, sottone di primo livello e, che dire, non se la meritava quella fine, è stato un po' come rivedere la storia di Jamie Lannister, che prima intraprende un cammino lungo e travagliato verso la redenzione e poi boom, morto; come se l'unico gesto finale per ripulire l'anima di una persona si farla morire. No. NO. Smettiamola di pensare che un personaggio, per espiare le proprie colpe debba, alla fine, necessariamente morire. No, diamogliela la possibilità di rimediare a questi poveri cristiani, vi prego, apriamo una petizione perchè io non lo accetto. Oltre tutto, Taras che fine ha fatto? Già mi immaginavo Nina e Matthias che tornavano a Fjerda a recuperare il lupo e insieme iniziavano il loro reclutamento di Fjerdiani pentiti. E invece no, nulla. Nina è un personaggio così energico e positivo che vederla in quello stato, inerme e indifesa mi ha spezzato il cuore, vedere che tenta di riportarlo in vita con il suo nuovo potere, pur di averlo accanto, che strazio. Mi sento molto affine a lei comunque, soprattutto per la questione cibo e mi piace il fatto che sia stato inserito un personaggio così, curvy, completamente a proprio agio nel suo corpo, fiero delle proprie rotondità. Il percorso di accettazione, sia per la morte di Matthias, che per quanto riguarda i suoi nuovi poteri, penso che sia ancora molto lungo e al termine di Regno Corrotto ne abbiamo solo un piccolo assaggio; anche qui, spero di leggere qualcosa nella prossima duologia e di rivedere la vecchia Nina, anche se una ferita così ti segna a vita. Menzione d'onore per Genya, Zoya e Nikolai, quando ho letto di loro ho urlato perchè non me lo aspettavo proprio e sono stata molto contenta di ritrovarli anche qui (altro motivo per cui consiglio di leggere prima la trilogia). Stupendi, bellissimi, altissimi e purissimi come sempre. Sarei curiosa di leggere altre interazioni fra Kaz e Nikolai e soprattutto necessito di più Zoya, avrei voluto leggere un capitolo dal suo punto di vista, soprattutto quando rivede Nina dopo che credeva fosse morta. Ultimo, ma non per importanza, Jesper. Un personaggio all'apparenza frivolo e senza troppo spessore che, pagina dopo pagina, si rivela invece così profondo, sensibile e sofferente. Dietro alle battute e allo scherno si nascondono tanta solitudine e insicurezza che mi hanno portato a legarmi a lui in modo particolare. Il segreto che custodisce dentro di se, la sua natura diversa, ho apprezzato molto il colpo di scena e l'evoluzione che lui fa riguardo il pensiero della sua condizione e la considerazione che ha di se stesso. Spero che nella duologia di #nikolailanstov la cosa venga almeno un po' ripresa. Ho sofferto della spaccatura che si crea nel rapporto con Kaz, sebbene nel secondo libro sembra un po' appianarsi, spero che più avanti le cose si risistemino e spero di poter leggere di loro ancora.

Ma parliamo delle ambientazioni. Le ho amate, molto più rispetto a quelle di Ravka e Keramzin. Si sentono sempre le influenze della Russia del XIX secolo che però, a Ketterdam, ci viene mostrata ancora più nel suo lato dark. Ho amato in #crookedkingdom la contrapposizione che #leighbardugo ha dato della città; da una parte i vicoli bui e malavitosi a cui siamo sempre stati abituati, dall'altra una città armoniosa, luminosa, pulita, piena di vita e di cose belle, al di la del ponte un mondo nuovo – come accade a Ravka quando ci si inoltra nella capitale, sempre più vicini al Piccolo Palazzo. Questo taglio netto che vi è da una parte all'altra dell'isola crea quasi l'illusione di spostarsi in tutt'altro luogo, difficile pensare che al di la delle bische clandestine e dei bordelli possa trovarsi un quartiere universitario, popolato da giovani studenti che, presto o tardi, cadranno nella tela del ragno – come è accaduto al nostro Jesper.

Parliamo del finale, che dire, wow – eccezion fatta per Matthias ovviamente. Ho pianto insieme ad Inej ed ho urlato leggendo gli ultimi momenti con Kaz; poi ho riso quando le chiede se sta sistemato bene per andare incontro ai genitori, in fondo anche lui è un sottone come noi. Molto dolce il fatto che lei per un po' se ne stia a casa con Wylan e Jesper, in fondo sono tutti una grande famiglia e molto profonde le parole che Kaz le rivolge, la sua richiesta di non abbandonarlo, la promessa di poter fare di più per lei, di potersi spingere oltre le sue paure. Non so se leggeremo mai qualcos'altro su di loro, se li rivedremo insieme (qualche piccolo spoiler sulla duologia di Nikolai me lo sono fatta, ma non sono andata a fondo) ma se la Bardugo non distrugge anche questo sogno, me lo immagino un finale lieto per loro.

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