Una Corte Di Spine E Rose ━ Sarah J. Maas

TitoloUna Corte Di Spine E Rose 

Autore: Sarah J. Maas
Genere: Fantasy
Editore: Mondadori (Oscar Draghi)
Valutazione: 4.5/5
Trama: “Un paio di occhi dorati brillavano nella boscaglia accanto a me. La foresta era silenziosa. Il vento non soffiava più. Persino la neve aveva smesso di scendere. Quel lupo era enorme. Il petto mi si strinse fino a farmi male. E in quell’istante mi resi conto che la mia vita dipendeva da una sola domanda: era solo? Afferrai l’arco e tirai indietro la corda. Non potevo permettermi di mancarlo. Non quando avevo una sola freccia con me.” Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L’animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge “ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita”. Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l’allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente.
Quando poi un’ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo.


Finalmente anche io, dopo innumerevoli peripezie e recensioni lette, faccio il mio glorioso incontro con la Maas e il tanto acclamato ACOTAR. Conoscevo già un po' la storia, essendomi informata, avendo ascoltato innumerevoli pareri contrastanti fra loro ed essendomi ritrovata davanti a fanart un giorno si e l'altro pure. Ma non per questo la mia avventura è stata meno emozionante o deludente; anzi. Avevo un certo tipo di aspettative e mi ero fatta un'idea di quello che poteva o non poteva essere il libro e...niente è stato come me lo aspettavo.

La prima cosa che dico è che, sicuramente non si tratta del fantasy del secolo, sono in disaccordo sia con le recensioni che lo elogiano come fosse la Bibbia, sia con quelle che lo distruggono nemmeno fosse il libro dell'anticristo. E' un buon prodotto, capace di intrattenere ragazzi e ragazze in varie fasce di età e trovo che questo sia importante, essendo che così l'autrice si piazza tranquillamente su un mercato più ampio.

Lo stile della Maas l'ho trovato semplice e scorrevole, un po' articolato qua e la, ma credo sia dovuto alla revisione della traduzione (e qui a lei c'è poco da fargliene una colpa poverina).

Il mondo da lei descritto è di facile immaginazione e infatti non ho faticato a figurarmi nè i luoghi, nè i personaggi (di questo grande merito va anche alle fanart ovviamente).
In questo primo libro, molto introduttivo e "povero" a livello di contenuti per i primi venti capitoli abbondanti, le descrizioni si tirano un po' per le lunghe in certi punti, ma non l'ho trovato fastidioso o noioso. Anche la scarsità di eventi che occupa buona parte del libro, diciamo 2/3, non mi è risultata pesante proprio grazie allo stile della sua scrittura.

Superato il ventesimo capitolo la storia aumenta il ritmo, succedono un'infinità di cose che però non risultano troppe tutte insieme. Il lettore resta con il fiato sospeso, curioso adesso più che mai di terminare gli ultimi quindici capitoli che lo separano dalla fine.
Ed è qui che dirò una cosa mai letta in nessuna delle recensioni che mi sono capitate sott'occhio e di cui onestamente sono perplessa; come si fa a non menzionare la crudeltà a cui il lettore si ritrova davanti leggendo dei capitoli ambientati nel "Regno Sotto la Montagna".
Tutti, parlando della saga, non fanno altro che nominare le sue scene piccanti e il trash ad ogni pagina, ma nessuno che menziona le decapitazioni, le amputazioni, gli squartamenti, le crocifissioni e qui mi fermo perchè penso di aver reso l'idea. Negli ultimi capitoli assistiamo ad una sorta di Vikings del mondo fatato, dove scorrono fiumi di sangue e ogni tortura è peggiore della precedente. Le violenze a cui Feyre è sottoposta sono indicibili e decisamente più scioccanti di una notte d'amore che, francamente, non ho trovato poi così piccante.

Sono stata per più di metà del libro ad aspettare questo tanto nominato spicy e sono rimasta delusa, lo ammetto, di quello che ho letto; che per me è tutto fuorchè spicy. Chiedo perdono, evidentemente ho standard più alti. ? Avessi letto questo libro a 14/15 anni sarebbero state altre le cose per cui avrei esclamato "OMG" e in generale non l'ho trovato trash.

Passando a parlare dei personaggi, ho letto in qua e la critiche un po' a tutti, con particolare accanimento a Feyre e Rhysand. Quest'ultimo lo tratterò nella recensione di ACOMAF per evitare di fare spoiler ed essere poi ripetitiva nella prossima recensione; per cui concentriamoci su Feyre.

Personaggio che ho letto essere definito senza spina dorsale, privo di carattere, apatico e piatto, inutile ai fini della storia che sarebbe potuta andare tranquillamente avanti senza di lei.

Ecco, qui mi trovo nel disaccordo più totale perchè, sebbene la saga non sia una pietra miliare della narrativa fantasy, il personaggio di Feyre è uno dei più sviluppati e meglio costruiti di cui abbia letto.

La sua crescita, inizialmente molto lenta e quasi invisibile lo concedo, inizia a lasciare il segno negli ultimi quindici capitoli, dove la stessa storia, come già detto sopra, entra nel suo vivo. Ma vi dirò lettori, che è normale, poichè all'inizio non succede veramente niente e di conseguenza il personaggio non può evolversi. Non possiamo far diventare Feyre un'eroina dall'oggi a dal domani solo per una cavalcata da sola nel bosco o perchè piazza una trappola per una creatura magica, cosa che fa abitualmente (per la cacciagione) nel suo mondo mortale; quindi capite bene che quell'avvenimento non rappresenta una svolta nella vita della protagonista, bensì la normalità; ed ecco perchè non vi è crescita. E' nel momento in cui Feyre si trova a dover affrontare vere sfide, terribili avvenimenti e conseguenze devastanti che la sua natura inizia a mutare, che vediamo spuntar fuori il suo vero carattere. La Maas a quel punto le da la possibilità di farci vedere chi è, come reagisce davanti a determinate situazioni che per lei sono una novità e di trasmetterci quindi il suo vero Io.

Ho trovato Feyre molto coraggiosa ed intelligente, risoluta e decisa, con un grande cuore e tanto bisogno di amare ed essere amata. Una ragazza vera, che sogna la ricchezza per poter vivere una vita tranquilla, che conosce il sacrificio e la sofferenza, la crudeltà del mondo e delle persone; che porta a testa alta le sue ferite e non si vergogna dei propri limiti. Feyre non è una che aspetta di essere salvata, desidera l'ozio ma non si aspetta di ottenerlo senza sacrifico, lotta per quello che vuole, combatte le proprie battaglie da sola e non le importa del giudizio degli altri, segue solo il suo cuore. Dire che la storia sarebbe potuta andare avanti anche senza di lei è un azzardo enorme dato che, oltre ad essere lei il filo portante di tutta la narrazione, i capitoli finali dove ci troviamo nel "Regno Sotto la Montagna" sono incentrati sulle tre prove che lei deve portare a termine per salvare il Popolo Fatato e quello umano, e non c'è nessuno che combatte con lei, non c'è nessuno che supera le sfide al posto suo; se Feyre non ci fosse il libro finirebbe. Va bene che Rhys le da una mano, sia curandola che aiutandola nella seconda sfida, ma chi le porta avanti è comunque Feyre. Può piacere o non piacere ovviamente, ma restando obbiettivi bisogna darle atto di ciò che fa e del sacrificio che compie alla fine, sopportando il proprio corpo ripiegarsi osso dopo osso, letteralmente, su di lei.

Arriviamo quindi ad Amarantha, che ho letto essere stata definita un cattivo non cattivo. Anche qui mi trovo in disaccordo perchè sarebbe come dire che la Umbridge è un cioccolatino e...non lo è.

Amarantha è, finalmente, l'esempio che una persona certe volte, semplicemente, nasce con l'oscurità nel cuore. Senza un perchè, senza un motivo, semplicemente nasce cattiva. Punto.
Questo Villain diventa ancora più spietato e terribile dopo la morte atroce della sorella, ma non è che prima fosse tutta questa gran bontà. Amava Clithia, ma questo non le impediva di smembrare donne e bambini e schiavizzare chiunque ritenesse inferiore a se (cioè tutti).
La crudeltà di Amarantha è senza limiti, non vi è nessun barlume di luce nelle sue azioni, ogni cosa che fa e dice è impregnata di odio e sadismo, di sete di potere e sangue. E' evidente fin da subito quanto piacere le dia torturare, quanto trovi appaganti le urla strazianti di coloro a cui si diverte a spezzare dita, strappare occhi e via dicendo. Ed è incredibile come la Maas riesca a fondere tutto questo con la bellezza. Amarantha è un personaggio affascinante, una donna bellissima e letale che in un modo o nell'altro ti ammalia. Tutti noi abbiamo esultato alla sua morte, ma tutti noi concordiamo nel dire che era un gran bel Villain.

Parliamo adesso di una delle ultime cose che vorrei dire riguardo questa mia lettura; ovvero il suo essere maschilista.

Probabilmente, anzi sicuramente, ho una visione diversa di maschilismo da chi ha definito ACOTAR così, perchè si, la società fatata lo è, basti pensare al fatto che i Signori Supremi sono tutti uomini, ma definire così l'intera saga mi sembra azzardato.

Una delle violenze più crude che viene perpetrata in questo primo capitolo è ai danni di un uomo, da parte di una donna. Una delle forme peggiori e più viscide di abuso che ci sia.

La Maas affronta il tema del razzismo parlando dell'odio che vi è fra i Fae e gli Umani, senza distinzioni di sesso. Sono anzi gli stessi Fae, la razza con nelle proprie mani la forza ed il potere maggiore, che alla fine non solo si inchina davanti a quella umana, ma lo fa davanti ad una donna, cedendo a lei parte della propria forza, parte del proprio potere. Consapevoli o meno che fossero, i Signori Supremi, tutti uomini, rendono onore al sacrificio di Feyre, una donna umana, non soltanto rendendole la vita, ma accogliendola nella propria specie e stirpe superiore. Questo, per come l'ho vissuto io, va esattamente contro al maschilismo ed anzi, lascia trasparire un bellissimo messaggio di uguaglianza e rispetto reciproco; indipendentemente dal dna.

L'amore è sicuramente l'elemento chiave che fa muovere tutto, l'amore che Feyre prova per Tamlin, l'amore di Rhys per il suo popolo, l'amore dei Fae per la loro terra, più forte ed intenso di qualsiasi odio.

Tamlin come personaggio mi è piaciuto tanto, anche se da ultimo, quando invece di lottare per Feyre, si inginocchia ai piedi di Amarantha che la sta facendo a pezzi, mi è sceso molto. Questo grande e potente Fae Superiore che alla fin fine non è più grande di un qualsiasi altro Fae inferiore.

Molto più di spirito e coraggioso Lucien, che si occupa di lei rischiando la morte e prendendosi delle frustate per averla aiutata, ma comunque intenzionato a prenderne altre pur di darle una possibilità di sopravvivere. Magari si potrebbe pensare che lo fa solo perchè lei è la sola speranza per il popolo di Prithyan di essere libro, ma leggendo si capisce che è molto, molto più di questo.


In conclusione, il consiglio spassionato che mi sento di dare a tutti è di prendere con le pinze sia le recensioni che fanno di questa saga oro colato, sia quelle che ne fanno immondizia. Leggetela e giudicate da soli. Godetevela e fate affidamento solo sulle emozioni e sensazioni che vi suscita.

Commenti

Post più popolari