Una Corte di Nebbia e Furia ━ Sarah J. Maas

 

Titolo: Una Corte di Nebbia e Furia
Autore: Sarah J. Maas
Genere: Fantasy
Editore: Mondadori (Oscar Draghi)
Valutazione: 5/5
Trama: Una piccola parte di me bisbigliava che potevo sopravvivere ad Amarantha; potevo sopravvivere alla transizione in quel nuovo corpo estraneo... Ma non ero sicura di poter sopravvivere a quella cavità vuota e fredda nel mio petto. Persino durante i periodi più bui, quella parte di me era stata piena di colore, di luce. Forse diventare una Fae l'aveva distrutta. Forse Amarantha l'aveva distrutta. O forse l'avevo distrutta io, quando avevo ficcato i pugnali nei cuori di due innocenti e il loro sangue mi aveva scaldato le mani."

Dopo essersi sottratta al giogo di Amarantha e averla sconfitta, Feyre può finalmente ritornare alla Corte di Primavera. Per riuscirci, però, ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Il dolore, il senso di colpa e la rabbia per le azioni terribili che è stata costretta a commettere per liberare se stessa e Tamlin, e salvare il suo popolo, infatti, la stanno mangiando viva, pezzetto dopo pezzetto. E forse nemmeno l'eternità appena conquistata sarà lunga a sufficienza per ricomporla. Qualcosa in lei si è incrinato in modo irreversibile, tanto che ormai non si riconosce più. Non si sente più la stessa Feyre che, un anno prima, aveva fatto il suo ingresso nella Corte di Primavera. E forse non è nemmeno più la stessa Feyre di cui si è innamorato Tamlin. Tanto che l'arrivo improvviso e molto teatrale di Rhysand alla corte per reclamare la soddisfazione del loro patto – secondo il quale Feyre dovrà passare con lui una settimana al mese nella misteriosa Corte della Notte, luogo di montagne e oscurità, stelle e morte – è per lei quasi un sollievo. Ma mentre Feyre cerca di barcamenarsi nel fitto intrico di strategie politiche, potere e passioni contrastanti, un male ancora più pericoloso di quello appena sconfitto incombe su Prythian. E forse la chiave per fermarlo potrebbe essere proprio lei, a patto che riesca a sfruttare a pieno i poteri che ha ricevuto in dono quando è stata trasformata in una creatura immortale, a guarire la sua anima ferita e a decidere così che direzione dare al proprio futuro e a quello di un mondo spaccato in due.

Eccoci finalmente con la recensione di uno dei libri più importanti e significativi che abbia mai letto. Lo so, vi ho fatto aspettare molto, ma questo è uno di quei libri da digerire, elaborare e capire. Ho dovuto fare i conti con moltissime emozioni dentro di me, mettermi in un certo senso a nudo; e non è stato semplice.
Ma iniziamo.

Chiunque abbia letto ACOMAF è d'accordo nel dire che sia il libro migliore della trilogia, quello più intenso ed emozionante, quello dove personaggi come Rhysand vengono finalmente portati alla luce per quello che sono, per la loro vera essenza ed altri, come Tamlin, vengono privati della loro maschera; ora che l'incantesimo è spezzato.

In questo secondo volume quello che ci ritroviamo davanti è un vero e proprio disturbo post-traumatico, Feyre è salva, il suo corpo è ricomposto, ma la sua anima, la sua mente, sono a pezzi. Stare a fianco di queste persone non è semplice, hanno bisogno di essere aiutate e ascoltate, il loro problema non è passato, lo sono gli eventi dal quale è scaturito, ma questo disturbo esiste, è presente ed è reale, ignorarlo non farà altro che peggiorare la situazione. Tamlin non è dello stesso avviso, convinto che evitando di parlare di ciò che è successo, il passato e tutte le conseguenze che si è portato dietro, scompariranno; semplicemente. L'ho odiato, intensamente e profondamente, ho odiato l'uomo che rappresenta, ho odiato vedere i valori sbagliati che incarna e che troppo spesso ci ritroviamo ad osservare anche nella nostra società. Ho odiato il modo in cui trattava e faceva sentire Feyre perchè mi ricordava delle mie ferite passate. Leggere questo secondo capitolo è stato difficile, nei traumi di Feyre, nelle sua insicurezze e nelle sue ferite rivedevo in parte me stessa e non è facile accettarlo; soprattutto se credevi di essertele lasciate alle spalle certe cose.

La Maas ci mostra Tamlin per quello che è veramente, facendoci comprendere che l'elfo del primo libro era solo una maschera; o quanto meno solo una parte di ciò che è realmente. Tamlin è il tipico uomo che si crede il "maschio alpha" della situazione, quello che non deve chiedere per ottenere qualcosa, lui se la prende. Quello che pretende senza dare niente in cambio, quello che ti riempie di belle parole e promesse per conquistarti e he dopo averlo fatto pensa di poterti lasciare in un angolo, dentro ad una gabbia dorata: perchè ormai sei sua. Tamlin non sente ragioni, non vede altri punti di vista se non il proprio, ignora volutamente i problemi e non accetta consigli, nemmeno da quelli che ritiene essere i suoi più fidati amici. Pensa che il sesso sia amore e la sola soluzione ai problemi. Impietosisce Feyre parlandole e ricordandole continuamente il suo passato traumatico, le ferite che si porta dietro e rimarcando costantemente quanto lui la ami e quanto perderla la prima volta l'ha distrutto, giustificando la sua mania di controllo con l'amore. Niente di più tossico e sbagliato. Strumentalizzare l'amore di una persona per piegarla alle proprie esigenze. Onestamente credo che questa "esplosione", passatemi il termine, del suo carattere, sia stata un po' troppo improvvisa. La Maas prima ce lo presenta come il salvatore e poi di punto in bianco diventa il carnefice. Per quanto non mi piaccia come personaggio, si meritava comunque un'evoluzione più graduale, meno improvvisa e che ci permettesse di capire meglio il perchè del suo comportamento. Come se l'autrice avesse bisogno che il cattivo adesso fosse lui e non avesse voglia/tempo di darcene una motivazione; semplicemente è così e basta. Con questo non dico che se così avesse fatto avremmo potuto provare pietà per lui, ma magari ci sarebbe sembrato un po' meno bipolare e trovarlo più coerente con il suo modo di essere e di fare in ACOTAR.

Feyre, lei è uno dei miei personaggi femminili preferiti, coerente, con una bellissima evoluzione, vera. Nonostante la sua natura di Fae la Maas la mantiene estremamente umana. Feyre è forte ma come tutti ha un punto di rottura e come tutti ha bisogno di essere aiutata. E' traumatizzata e non ha paura di ammetterlo, lo grida a gran voce all'uomo che ama perchè si fida di lui e vuole credere che lui la salverà come ha fatto lei; ma si sbaglia. E per questo si sente tradita, ferita, ma nonostante tutto continua a scusarlo e giustificarlo, perchè quando un amore è tossico è così che si fa all'inizio. Lo si cerca di comprendere, lo si accetta dando a se stessi la colpa. Ad un certo punto però Feyre capisce che, per quanto avesse creduto di desiderare una favola e un lieto fine, qualcuno che la liberasse dalla sua vita di stenti; nessuno lo farà se non lei stessa. Ed ho amato la forza, il coraggio che questo personaggio ha avuto nel rialzarsi, nel ricomporre pezzo dopo pezzo la sua mente distrutta, la sua anima ferita. Ho amato ogni sua debolezza, il suo prendere consapevolezza di se stessa, il rendersi conto del proprio valore. Mi sono commossa in più occasioni, ogni qualvolta il suo personaggio, mettendo a confronto l'atteggiamento di Rhysand con quello di Tamlin, si rendeva conto di come l'amore di quest'ultimo fosse deleterio per lei, di come fino a quel momento fosse stata privata dei più basilari diritti umani; scegliere per la propria vita, pensare con la propria mente, vivere come meglio si crede in funzione di se stessi e non di qualcun'atro. Credo che Feyre abbia iniziato ad amare Rhysand da subito, perchè lui la lasciava libera di scegliere; ma credo che abbia realizzato di amarlo davvero quando le ha mostrato che si può amare anche senza incatenare la propria metà. 

Rhysand è il personaggio maschile che più stimo e ammiro, nonostante ci siano alcuni suoi comportamenti che la Maas ha tentato di giustificare, che proprio non sentono ragioni. Avrei preferito che fossero semplicemente definiti errori, sbagli a cui rimediare e chiedere perdono; come ad esempio l'uso della droga nel "Regno sotto la Montagna" che viene giustificato con "ti ho drogata perchè ti amavo troppo per vederti soffrire" e tipo....anche no?!
La differenza però, quello che rende Rhys migliore di Tamlin, è la capacità di chiedere scusa, di ammettere i propri errori, l'intelligenza di capire che il proprio orgoglio di uomo non andrà distrutto per cinque semplici lettere messe in fila. Rhys non si sente mai sminuito o minacciato da Feyre, sa di essere caparbio e per questo si è circondato di persone abbastanza forti da mettere in discussione la sua parola quando serve, abbastanza intelligenti da sfidarlo e metterlo in guardia quando sta per fare una c*****a. Conosce le proprie debolezze e per questo ha messo in atto le misure necessarie a contrastarle. Ho amato il capitolo 54, ho amato come questo personaggio si sia spogliato di qualsiasi sua armatura e abbia messo il proprio cuore nelle mani di Feyre, della persona che ama. E ho amato come Feyre ne abbia avuto cura, come se ne sia presa cura e come abbia, metaforicamente, baciato le sue ferite. Questo è amore. Amo Rhys perchè non vede le persone che gli stanno attorno come suoi sudditi ma come suoi pari, amo Rhys perchè per la sua famiglia sarebbe pronto a rinunciare a tutto, perchè l'idea di inginocchiarsi e apparire "debole" non è più spaventosa per lui dell'idea di ferire le persone che ama.
C'è chi dice che questa saga esalta il dominio dell'uomo sulla donna, rendendo quest'ultima succube del genere maschile. Quello che ho percepito io è stato differente; un Re che riconosce il valore della propria Regina, che nutre la sua mente e la sua anima.


Come detto nella recensione precedente, anche questo capitolo è crudo e violento, si parla esplicitamente delle violenze fisiche che Rhys ha subito e infatti non comprendo come si possa dire che la saga inciti alla sottomissione del genere femminile, quando, ricordiamocelo bene, sono state ben due donne a molestare ed abusare fisicamente di un uomo. Ovviamente quando si parla dei guerrieri Illyrian la questione è diversa e delicata, ma non mi sento di accusare la Maas solo per aver inserito nel suo libro una società maschilista e tossica, anche perchè se così fosse automatico che lei condivide gli ideali di questi guerrieri, cosa dovremmo dire di tutte quelle autrici che scrivono romance tossici? Impariamo a scindere la fantasia dalla realtà e ricordiamoci che due dei personaggi migliori della serie, Cassia e Azriel, sono Illyrian con una mentalità completamente apposta a quella dei loro simili, su cui la Maas punta moltissimo e che non a caso ha reso parte della cerchia ristretta di Rhys. Di loro due in particolare parlerò nell'ultima recensione, in questa voglio spendere due paroline su Mor e Amren.

Sono entrambi personaggi molto forti, che hanno subito violenze diverse e con un passato simile; per quanto distante. Mor è caparbia come Rhys, ma con lui condivide anche la lealtà e lo spirito di sacrificio. Ammiro il suo carattere anche se mi rendo conto essere il più delle volte uno scudo per proteggersi. Ammiro la forza che ha avuto nel compiere certe scelte, che in parte l'hanno ferita e salvata. E' un personaggio molto più profondo di quello che si potrebbe pensare e credo che mi piacerebbe avere qualcosa di interamente dedicato a lei, un libro tutto suo in cui esplorare più a fondo il suo essere.
Adoro il rapporto tra lei, Rhys e Cassian, sono l'anima della festa, come si suol dire, in netta contrapposizione con Azriel e Amren; e Nesta, che invece sono sempre molto composti e seri.

Amren dal canto suo è appunto molto autoritaria e non a caso è il secondo in comando a Rhys. E' un personaggio che credo soffra molto e che non riesca sempre ad esprimere quanto sia grata della famiglia che Rhys le ha dato e dei piccoli gesti d'affetto che hanno nei suoi confronti; come quando Feyre le porta del sangue caldo mentre passa giornate intere a studiare il libro. Anche su di lei credo ci sia molto di più da scoprire e sono molto curiosa, oltre che ansiosa, di scoprire come evolverà la sua storia.

Parlando di cose più tecniche, ho trovato lo stile estremamente scorrevole, la storia coinvolgente e lineare. Ci sono stati momenti di tensione e di divertimento, momenti intensi e di riflessione. Ogni personaggio ha avuto il suo giusto spazio e bene o male sono stati tutti importanti ai fini della storia. Nesta ed Elain appaiono principalmente alla fine...e che fine, quindi per parlare di loro aspetto la prossima recensione.
Le ambientazioni sono state tutte ben descritte e sono tutte bellissime, iniziamo finalmente a vedere altre corti e il tutto mi ha ricordato molto l'ambientazione del mondo di Trilli.
Non ci sono momenti morti, almeno non per me, le tematiche della violenza e dell'abuso vengono trattate senza troppi giri di parole, ma credo che questo sia voluto, penso che la Maas cercasse volutamente l'impatto crudo che il lettore ha ritrovandosi davanti certe scene e confessioni; ecco perchè dico che non è esattamente una saga da dodicenni 😅

Nel complesso ho dato quindi cinque stelle perchè è stato un libro capace non solo di ispirarmi, ma anche di rapirmi e di trasmettermi ogni singola emozione dei personaggi. Mi sono legata indissolubilmente ad ognuno dei protagonisti, ho sentito sulla pelle le loro gioie ed i loro dolori ed ho provato il profondo desiderio di far parte anche io del loro mondo. Quando un libro riesce ad emozionarmi a tal punto, per me è la prova che meglio non poteva fare.

Spero che abbia rapito anche voi così e se non avete ancora letto questa saga vi consiglio vivamente di farlo, perchè non si tratta solo di leggere dei libri, ma di fare un viaggio dentro di essi.

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