Il Re delle Cicatrici 𝄖 Leigh Bardugo
Questa dilogia è stata ampiamente commentata e principalmente criticata. Sarò una voce fuori dal coro, ma non mi sento di demolire nessuno dei due libri. Nel complesso alla dilogia di Nikolai darei tre stelle e mezzo ed in particolare a questo libro.
L’inizio è estremamente lento, sebbene mi abbiano comunque intrattenuta gli scambi di battute e le ripicche fra Zoya e Nikolai; senza le quali dubito avrei trovato particolarmente interessante la lettura. Non si entra nel vivo dell’azione, e in quella che è effettivamente a tutti gli effetti la trama, se non nelle ultime 100 pagine. Devo essere onesta, le ho trovate un po’ frettolose, soprattutto la parte legata al rituale di Nikolai nel Bosco di Spine, passano settimane di preparazione per poi concludere il tutto in un capitolo scarso. Piuttosto deludente. In generale, tutta la trama legata ai Santi l’ho trovata forzata e pomposa, la dilogia dei Corvi si era conclusa con un’ampia scelta di spunti a cui la Bardugo avrebbe potuto allacciarsi per scrivere la Dilogia di Niokolai ed in parte lo fa, legandosi al discorso della Parem e dei Kerghud e per quanto mi riguarda bastava questo. I dialoghi, i capitoli, le parti più interessanti del libro sono state senza dubbio quelle legate a questi due filoni narrativi; perché avevano senso di esistere, avevano uno scopo ed erano trame effettivamente rimaste in sospeso nella Dilogia die Corvi. Il discorso dei Santi era morto e sepolto con la fine della Trilogia principale per quanto mi riguarda. Parlando di personaggi, come ho detto anche nei vari aggiornamenti di lettura, Nikolai e Zoya li ho amati. Nikolai in questo primo libro ci viene presentato bene o male come lo abbiamo sempre visto nella trilogia, è Zoya quella che fa il salto di qualità (anche se onestamente l’ho sempre amata). Finalmente iniziamo a scoprire qualcosa di più su di lei, sulla sua psicologia e su cosa la spinge ad agire in un determinato modo, a porsi in una certa maniera. La Bardugo non si sofferma più solo sul suo essere autoritaria, schiva, fredda e calcolatrice; indaga e ci fa scoprire aspetti nascosti della sua personalità quali la pura, il rimorso ed il risentimento, la rabbia e, cosa più importante, la devozione e la fedeltà. Zoya, al di la di quello che si potrebbe pensare di lei, è leale e quando combatte per qualcosa è perché crede fortemente in quella causa. Mi sono emozionata, lo ammetto, nel provare il suo dolore, il dolore per la perdita dei suoi compagni Grisha, che sebbene avesse sempre tenuto a distanza, considerava come fratelli. La devozione nei confronti di Alina, la tenacia con cui difende il nome di chi non c’è più, dei caduti nella guerra contro l’oscuro ed il suo timore che questi un giorno possano venire dimenticati. Zoya è letteralmente terrorizzata al pensiero che un giorno nessuno si ricorderà più di Fedyor o di Marie o di Harshaw e la rabbia che prova al pensiero che i loro sacrifici siano stati inutili è toccante e sconvolgente, perché nessuno di noi era abituato ad una Zoya così; fragile.
Insomma, direi che si è capito che questo personaggio mi ha davvero lasciato qualcosa e che lo amo tantissimo.
Le interazioni con Nikolai sono per lo più battibecchi divertenti che smorzano un po’ i toni lenti della narrazione; di tanto in tanto qualche discorso profondo per alimentare la questione “ship” e portarla su di un piano più serio. Di base però quello che alimenta la tensione fra loro sono le frecciatine che si lanciano in continuazione.
Altra cosa che ho apprezzato tanto dei personaggi è il rapporto instaurato fra il Triumvirato e Nikolai. E’ stato davvero bello vedere come più che un gruppo di consiglieri ed il loro Re, fossero un gruppo di amici seduti ad un tavolo rotondo, che bevevano tè e si scambiavano battute divertenti per darsi noia a vicenda. L’aria che ho respirato nelle parti dedicate a loro è stata di famiglia e amore.
Genya altra regina indiscussa che alla sparizione di Nikolai prende in mano la situazione e salva il culo a tutti; altissima, purissima, levissi…ehm volevo dire FAVOLOSA.
Menzione doverosa ad Isaak che si meritava di meglio e di più. La Bardugo prova questo sadico piacere nell’uccidere personaggi a caso, senza motivo, giusto per straziarti l’anima. Perché diciamocelo, era davvero necessario che Isaak morisse? Non poteva salvarsi? O quanto meno, se proprio vogliamo mandarlo a miglior vita, diamogli almeno la decenza di morire serenamente e non l’ansia, il rimorso, il panico negli occhi. Si vede che mi è rimasta sullo stomaco si? Bene.
In generale i personaggi secondari di questo libro assumeranno poi uno spessore ed una maggiore caratterizzazione nel secondo libro, qua rimangono molto ai margini e se anche hanno una presenza rilevante, come per il caso di Mayu, la loro psicologia ed il loro carattere rimane molto poco sviluppato.
La storyline di Nina è quella che, seppur trovandola più interessante e ricca di azione, è anche quella che mi è piaciuta di meno. Ammetto di avere un problema con i cambiamenti e che la morte di Matthias non la supererò mai, non mi disturba il fatto che lei inizi a provare a sentimenti per una donna, solo che quella donna, se identificata in Hanne…no, mi spiace ma non mi convince. Inoltre ho percepito il tutto come troppo veloce e frettoloso. Non mi è piaciuto che si lasciasse in sospeso la questione sul lupo di Matthias, che un po’ c’è e un po’ scompare; mi sarei aspettata un qualche legame speciale con lei, tipo che le si legasse e iniziasse a viaggiare con lei, quasi a voler dire che se Matthias non poteva essere li con lei, allora c’era lui. Insomma, grande, grandissimo no.
Adrik e Leoni mi sono piaciuti, Adrik in partcolare lo avevo adocchiato già nella dilogia e sono stata super felice di rivederlo. Musone, pessimista, sempre imbronciato…il mio spirito guida.
Passando a parlare dello stile, come già accennato, non è questo granchè. Direi che come livello siamo a metà fra Tenebre e Ossa e Assedio e Tempesta. Ci sono numerosi tempi e momenti morti poiché a livello di trama, per buona parte del libro, sono pochi gli avvenimenti degni di nota ed il tutto si trascina avanti per inerzia, con battutine, momenti divertenti e prologhi infiniti sulla questione Santi. Uno stile che di per se non invoglia a leggere e che si salva solo grazie ad alcune trame che come detto sono quelle relative alla Parem, Kerghud e Nina. Nei capitoli dedicati a loro lo stile passa diciamo in secondo piano poiché subentra la curiosità da parte del lettore di andare avanti e sapere cosa succede.
E’ quindi, in conclusione, una dilogia memorabile, che rileggerei, degna di nota e meritevoli di elogi? No. Però è leggibile, ha il sapore di casa per chi come me si è innamorato del grishaverse e sogna di potersi dilettare nella piccola scienza, fornisce un approfondimento molto interessante su personaggi che nella trilogia sono rimasti in secondo piano e sul sistema del mondo magico in generale.

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