La Ragazza nella Torre 𝄖 Katherine Arden

Titolo: La Ragazza nella Torre
Autore: Katherine Arden
Genere: Fantasy
Editore: Fanucci
Valutazione ⭐: 4/5
Trama: Orfana e sola, costretta ad abbandonare il suo villaggio, Vasja dovrà rassegnarsi a trascorrere la vita in un convento o a permettere alla sorella maggiore di darla in sposa a un principe moscovita. Entrambe le strade la condannano a una vita in una torre, tagliata fuori dal vasto mondo che invece desidera esplorare. Così sceglie una terza via: travestendosi da ragazzo cavalca attraverso il bosco per sfuggire a un destino che altri hanno scritto per lei. A Mosca, intanto, la corte imperiale è scossa da lotte di potere e tumulti. Nelle campagne alcuni banditi razziano i campi, bruciano i villaggi e rapiscono le fanciulle. Dopo essere partiti per sconfiggere i briganti, il Gran principe e i suoi boiardi si imbattono in un giovane uomo in groppa a un magnifico destriero. Solo Saša, un monaco guerriero, capisce che il “ragazzo” altri non è che sua sorella, creduta morta dopo la fuga dal suo villaggio in seguito all’accusa di stregoneria. Ma quando Vasja dà prova del suo valore in battaglia, cavalcando con una destrezza eccezionale e con un’inspiegabile forza, Saša realizza che dovrà a tutti i costi mantenere il segreto della sua vera identità, per salvare la vita dell’unica persona in grado di fronteggiare le forze oscure che minacciano di distruggere l’impero.


Questo secondo volume mi è piaciuto forse un po’ più del primo, ma resta il fatto che la prima parte l’ho trovata anche in questo caso lenta e noiosa. Vasja mi è piaciuto come personaggio, ma i primi capitoli dedicati interamente a lei mi hanno uccisa. Il nulla cosmico. Che per più di cento pagine è tanto; soprattutto se, come nel mio caso, il primo volume ti era piaciuto ma non poi così tanto. Passata la parte uno però, la trama è diventata molto più movimentata ed intensa, ci sono stati moltissimi colpi di scena e attimi di suspense che mi hanno tenuta incollata alle pagine. Sapete quanto mi piace quando si parla di famiglia e si esplorano i legami all’interno di essa; ecco, questo secondo capitolo della saga mi ha completamente appagata sotto questo punto di vista. La famiglia è il centro focale di tutto, ciò che spinge ogni personaggio a prendere decisioni e agire. Mi sono piaciute molto anche le similitudini e gli espedienti che l’autrice ha utilizzato per mettere in risalto il ruolo della donna nella società del tempo; da una parte Olga che si è rassegnata al suo ruolo di moglie e madre, silenziosa ed ubbidiente, dall’altra Vasja che invece vuole avere le stesse libertà degli uomini. Una cosa vista e rivista vero, però coerente con l’epoca in cui si svolge il romanzo. In questo secondo capitolo della trilogia la trama ruota tutta attorno all’imminente guerra e al potere, di conseguenza è una lettura molto più “politica” e “strategica”. Il romance è praticamente inesistente, l’autrice ha preferito mettere in risalto la guerra interna ed esterna a Mosa. Mi spiego meglio. Nel corso della lettura possiamo vedere come la città si stia preparando a combattere i Tatari fuori dai propri confini e di come invece, internamente, si diano guerra folklore russo e cristianesimo; entrambi strettamente legati, e lo vedremo in seguito, alla lotta fuori. La caratterizzazione dei personaggi l’ho trovata davvero ben fatta, dettagliata ma non noiosa; sempre avvolta da quell’alone di mistero che spinge il lettore a volerne sapere di più.

Il personaggio sicuramente più criptico e disturbato è quello di Padre Konstantin, che mi ha affascinata e ripugnata fin dal primo libro.
Su di lui ci sarebbe da fare un discorso a parte poiché questo personaggio è il mezzo per portare alla luce tematiche molto forti e che si discostano poi da quella che è la trama del romanzo; magari sul blog ne parliamo meglio.
I Chierty hanno un ruolo senza dubbio più importante all’interno di questo libro e ci aiutano a dare finalmente un senso alla storia e all’eredità che è stata passata a Vasja e che è strettamente legata al sangue della sua famiglia e, quindi, alla piccola Maria, personaggio spumeggiante, così simile a Vasja che è impossibile non amarla. Non ci viene svelato tutto ovviamente, ma le briciole di pane lasciate in “L’Orso e l’Usignolo” iniziano a mostrare un sentiero.
Il primo volume era stato crudo sotto certi aspetti, mostrando come già detto la realtà di quell'epoca...questo è stato peggio. Il trattamento che viene riservato a Vasja, non solo come donna, ma come essere umano, è al limite della follia e della crudeltà. Ho sofferto molto sul finale del libro, ho percepito la sua umiliazione come fosse la mia, la sua rabbia ed il suo dolore, la sua disperazione. In questo la Arden è una maestra, mi ha letteralmente trasportata all'interno del suo romanzo ed è questo che per me rende un libro, un buon libro; quando riesce a trasmetterti le emozioni dei personaggi.
Questo romanzo è così dannatamente attuale sotto troppi aspetti, che seppur ambientato in una Russia ormai passata da secoli, è impossibile non fare paragoni con il mondo di oggi.
Come per il primo volume, gli ambienti e gli scenari sono descritti molto bene e ci permettono di vedere attraverso le pagine ogni luogo in cui Vasja si addentra, proprio come se fossimo li.
Il finale di questo libro mi è piaciuto più del primo, sia per la sua intensità, sia perchè a differenza del suo predecessore non l'ho percepito frettoloso e tirato via. E' un finale forte, carico di eventi e di informazioni che mi hanno portata una tale ansia addosso che non riuscivo a smettere di leggere.

Dovevo sapere; anche se comunque ho lasciato passare un paio di giorni prima di iniziare il terzo libro, perchè certe ferite erano ancora troppo fresche e dovevo metabolizzare.

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