Mexican Gothic 𝄖 Silvia Moreno Garcia

Titolo: Mexican Gothic
Autore: Silvia Moreno Garcia
Genere: Fantasy Gothic Fiction
Editore: Oscar Mondadori
Valutazione ⭐: 5/5
Trama: Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico. Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall'aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l'anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure. Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere. Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.


Mexican Gothic parte lentamente, lo stile dell'autrice è scorrevole ma nelle prime 50/60 pagine non succede letteralmente niente. E' la penna della Garcia che non mi ha fatto sentire la pesantezza di questo intro molto lungo, permettendomi di andare avanti senza fatica. Personalmente dividerei questo libro in due parti, la prima dove ci viene fatta una panoramica sui personaggi del romanzo, sull'ambientazione, su ciò che ha portato la nostra protagonista Noemì a recarsi da sua cugina. La seconda dove la mente brillante della protagonista inizia ad accorgersi che qualcosa che non va, che sua cugina potrebbe davvero essere in pericolo. Ed è da questa seconda parte che il romanzo inizia a farsi sinistro, inquietante, disturbante. Io davvero vorrei stringere la mano all'autrice perchè l'idea che sta dietro a questo libro è geniale, forse non un'idea nuova, probabilmente già vista, ma il modo in cui l'ha presentata e sviluppata, davvero geniale. Ho amato la scaltrezza e l'intelligenza della protagonista, di questa ragazza innamorata della vita e della libertà, un personaggio femminile rivoluzionario per l'epoca in cui è ambientato il romanzo, senza freni ne padroni. Noemì è stata capace di trasmettermi ogni sua emozione, ogni suo pensiero e suggestione. La vitalità e la leggerezza con cui ci appare nelle prime pagine avevano fatto prendere anche a me con leggerezza e noncuranza questa lettura. Man mano però che mi addentravo in questo racconto, al mutare delle emozioni e delle sensazioni di Noemì, iniziavo a sentirmi inquieta ed osservata anche io, come si mi trovassi all'interno di quella casa, come se anche le pareti della mia stanza stessero respirando all'unisono insieme a me. Ad ogni capitolo l'atmosfera si fa più pesante e lugubre, l'immagine perfetta dei personaggi, che mi appariva chiara e lucida come uno specchio d'acqua, si increspa parola dopo parola, rivelando a poco a poco ciò che la superficie nascondeva in profondità.

Passato e presente si intrecciano fra le mura di High Place, Virgil, Howard e tutta quella strana famiglia che vi abita, legati gli uni agli altri morbosamente e indissolubilmente. Attraverso le visioni e le allucinazioni di cui Noemì sembra soffrire, l'autrice mi ha costretta a mettere in discussione tutto ciò che leggevo, ogni teoria, ogni ipotesi che la mia mente e quella della protagonista riuscivano a formulare; niente era come appariva o forse invece era esattamente tutto come sembrava. Fino alla fine non sono stata in grado di distinguere cosa fosse reale o meno e questo mi ha portata automaticamente ad un trip mentale da cui non riuscivo e non volevo uscire. Il gotico di questo romanzo si fonde con la mitologia ed il folklore antico, rituali, divinità dimenticate da secoli, rituali perduti nel tempo; è tutto un gioco per la famiglia, un gioco in cui vince chi riesce a resistere più a lungo al richiamo della morte. Ho trovato la caratterizzazione dei personaggi ben fatta, gli aspetti psicologici di ogni membro di High Place sono curati nei minimi dettagli ed ognuno di loro ha un ruolo ben preciso ai fini della trama, nessuno è meno importante degli altri. Mi piace come le debolezze dell'animo umano siano state portate allo scoperto, nude e crude così come sono, riscrivendo il concetto di immortalità, donandogli una veste decisamente più orrida e vera. Immortalità, potere, vita eterna, controllo. Desideri che si celano nell'animo di ogni uomo, tenuti nascosti nei meandri più riparati dei nostri cuori, ma che in questo romanzo vengono liberati. Persino Noemì, così intraprendente e innovativa, non può negarsi a loro, catturata pagina dopo pagina da High Place, più che una casa, la tela di un ragno. Virgil, il marito di Catalina, incarna alla perfezione il concetto di “bello e dannato”, un personaggio disturbante, ma capace di risvegliare i desideri più reconditi della carne. Il mio protetto rimane però Francis, che prima di Noemì, non era mai stato padrone del proprio destino.
L'unica pecca che mi sento di attribuire a questo romanzo è la sua conclusione, l'ho avvertita troppo frettolosa, tirata via, decisamente molto sottotono rispetto all'hype che fino a quel momento aveva assunto la storia.

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