Fiori Sopra l'Inferno 𝄖 Ilaria Tuti
Conoscevo già l’autrice per i suoi due romanzi storici, che vi invito a leggere se vi interessa conoscere la storia di donne coraggiose che in tempo di guerra hanno davvero fatto la differenza; ma di cui la storia non parla.
Ma tornando a noi, “Fiori sopra l’Inferno” è il primo di una serie di quattro romanzi (+1 in arrivo) gialli psicologici con protagonista il Commissario Teresa Battaglia e la sua bizzarra, ma simpatica, squadra. Teresa è una profiler con un passato misterioso, ma che si capisce fin da subito essere molto doloroso. E’ il classico cane che abbaia, ma che non morde; a meno che non si minaccino i suoi colleghi e i bambini, in qual caso vi sbrana direttamente.
Ho ascoltato il libro dopo aver visto la serie tv (di cui parlerò in un post a parte facendo un confronto come faccio spesso) e devo dire che la voce narrante ha saputo trasmettermi le stesse emozioni, se non di più. L’ambientazione montana e le descrizioni dei paesaggi mi hanno incantata, l’aria di mistero e antico che si respira nell’isolato paesino di Travenì hanno sortito l’effetto sperato dall’autrice; quello di trasportarci in un luogo dove lo scorrere del tempo si è interrotto e i cui abitanti sono ancora avvinghiati alle loro vecchie tradizioni e leggende.
La vicenda narrata si sviluppa tra passato e presente, cambiando diversi pov ma lasciandoli tutti, ad esclusione di quelli di Teresa, avvolti nel mistero fino alla fine, quasi fossero sconnessi dalla storia principale.
C’è un’attenta e dettagliata analisi della psicologia non solo del serial killer, se così lo vogliamo definire, ma di tutti i personaggi che incrociano il cammino del Commissario. In quanto profiler, la sua mente analitica si mette in moto ancor prima di parlare con gli altri protagonisti e questo ci fornisce da subito un quadro ampio e punti di vista nascosti.
La vicenda narrata all’interno del libro è molto più che un semplice delitto, o serie, è una storia perduta nel tempo, dimenticata dalla memoria e inghiottita dalle montagne, che torna a galla lentamente, come l’acqua quando la neve si scioglie.
La Tuti oltre al mistero intreccia alla trama le vite dei personaggi, parlando di violenza (sia fisica che psicologia), di bullismo, aborto, di famiglie disfunzionali, della montagna e dei suoi abitanti come fossero un microcosmo a se, con proprie leggi e regole.
Il personaggio di Teresa è quello che più ho amato, la sua capacità di destreggiarsi fra i mille imprevisti e la propria mente, la sua ostinazione ed il suo carattere forte, quello di una donna che ce l’ha sempre fatta da sola, a cui non importa di cosa pensano gli altri; ma solo delle vittime. Un po’ pesante alle volte, acida, ma proprio per questo vera. Abbiamo tutti luci ed ombre e quello del commissario è un personaggio reale, in cui è facile rivedersi e a cui è facile credere. Materna, istintiva e protettiva, durante la lettura si percepisce chiaramente il profondo legame con la sua squadra, sebbene a parole descriva tutt’altro. Una famiglia la loro, dove Teresa è la lupa, pronta a tutto per difendere il branco, che fa altrettanto con lei.
La narrazione è stata ritmata, piena di colpi di scena, quando pensavo di essere arrivata alla soluzione, di nuovo l’autrice cambiava direzione. Vi avviso che per i deboli di stomaco non è una lettura semplice, le descrizioni delle violenze sono vivide e dettagliate, crude come l’ambientazione del romanzo.
“Fiori sopra l’Inferno” è però molto più che un giallo, è un inno alla vita, sebbene la morte dilaghi. Un inno a non arrendersi, a non dimenticare, a trovare la bellezza anche la dove sembra esserci solo dolore. Una ballata trionfante per tutte quelle persone che nonostante l’inferno dentro di loro, trovano una ragione per fiorire, e amare, e fare del bene. E che in questo caso sono i tre piccoli protagonisti di questo libro, tre bambini in cui Teresa riconosce il suo stesso fuoco e grazie ai quali ci permette di intravedere uno spiraglio di quella ferita profonda sul suo cuore; a noi e a Marini, il nuovo povero arrivato che mi ha fatto letteralmente piangere dal ridere per la sua audacia e ingenuità.
Ci sono stati qua e la dei momenti un po' più lenti, ma in generale ho apprezzato l'ascolto e l'ho trovato più che scorrevole.

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