Le Ragazze della Libreria Bloomsbury 𝄖 Natalie Jenner
Difficile scrivere una recensione obiettiva di un libro che ti ha trasmesso così tanto. Questo è un romanzo potente, che ti entra dentro e ti scuote, lentamente, ma profondamente, con una dolcezza ed una delicatezza disarmanti. Ti porta ad abbassare inconsciamente ogni tua difesa e alla fine ti ritrovi con il cuore in mano, riempito di un amore che non credevi possibile. Un po’ come Evie, una delle tre protagoniste, che vive la sua vita metodicamente, catalogando ogni evento ed ogni emozione proprio come fa con i suoi libri; con distacco e professionalità. Ma come poi scoprirà, certi sentimenti non si possono chiudere semplicemente in uno schedario del cuore, non si possono “addomesticare”.
Vi concedo che come inizio è un po’ lento, non si capisce subito dove la narrazione voglia andare a parare, eppure mi sono sentita trasportata nelle vicende quotidiane delle protagoniste fin da subito. Sarà forse merito della scrittura scorrevole ed intuitiva, dell’abitudine che ho fatto alle descrizioni un po’ più prolisse del solito, ma non ho trovato pesante questa lentezza; come ho detto all’inizio, è un libro che si prende il suo tempo per emozionare e colpire.
“Le Ragazze della Libreria Bloomsbury” è un grido alla rivoluzione e alla ribellione, una condanna che l’autrice muove all’editoria del dopo guerra, al mondo, del dopo guerra e perché no, forse un po’ anche a quello di oggi; perché diciamocelo, le cose sono cambiate ma fino ad un certo punto.
Tre ragazze che faticano ad affermarsi in un mondo di uomini, che vedono respinto il loro genio e le loro capacità solo perché la natura le ha fatte donne e non uomini. Tre ragazze che nonostante le cadute trovano sempre la forza di rialzarsi, a testa alta, facendo affidamento non solo sulle proprie forze ma anche su quelle delle altre. La storia ci insegna che quando una donna si mette in testa qualcosa nessuno la ferma; questo libro ci insegna che quando un gruppo di donne unisce le forze diventa un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra; al diavolo la società.
Ho amato la caratterizzazione che è stata data ad ogni singolo personaggio, sia femminile che maschile. Di come l’autrice sia riuscita a mettere nero su bianco una varietà infinita di caratteri e menti e farle unire per un unico scopo. Le donne di questo romanzo sono tutte diverse, a partire dalla classe sociale. I loro caratteri presi singolarmente cozzano fra di loro e a cose normali molte di loro si scannerebbero. Ci sono donne vissute, donne appena vent’enni, donne alle prese con lutti e altre con matrimoni in crisi ma che tentano disperatamente di tenere insieme i pezzi per la società, quella stesa società che prende e pretende senza mai dare loro niente in cambio.
I personaggi maschili non sono da meno però, perché l’autrice, così come mette in risalto le varie personalità distinte femminili, lo fa anche con quelle maschili; mai fare di tutta l’erba un fascio sembra volerci dire.
Ci sono personaggi che incarnano l’esatto stereotipo dell’uomo inglese perfetto; raffinato, di successo, al di sopra di tutto e tutti, l’uomo che crede gli sia dovuta ogni cosa e che i soldi, i suoi soldi, non ci sia cosa o persona che non possano comprare.
Ma ci sono anche uomini sensibili, altruisti, che non si adagiano nella loro ricchezza ma anzi, la usano per fare del bene. Ci sono uomini che non possono permettersi di mostrare debolezza alcuna o finirebbero sbranati da chi a differenza loro è disposto a tutto pur di arrivare in alto. Uomini che devono nascondere la loro vera natura dietro finti poteri, uomini così spaventati da ciò che il mondo si aspetta da loro, da diventare loro stessi i mostri di cui tanto hanno paura.
Delle tre protagoniste non posso dire di averne amata una più dell’altra perché mentirei. Ognuna a modo suo mi è entrata nel cuore. Vivien per la sua determinazione nonostante il dolore di un cuore a pezzi, per il coraggio che ha avuto di prendere quella sofferenza e trasformarla in qualcosa di bello e di buono.
Grace per la sua forza e resilienza, per l’amore verso i suoi figli ma più di tutti verso se stessa, quello stesso amore che le ha fatto dire basta ad una vita di abusi fisici e psicologici, perché l’amore non ferisce, non svilisce e soprattutto non colpisce.
Evie perché un po’ mi ricorda me, il mio timore di aprirmi alle persone per paura di essere ferita, il mio amore incondizionato verso i libri che non potranno mai ferirmi come fanno le persone, non potranno mai deludermi e mai mi giudicheranno.
Questo romanzo intreccia le vite di decine di persone e da loro un solo scopo. Far sentire la propria voce, gridare “esisto anch’io e anch’io valgo”. Sfida i pregiudizi e i giudizi affrettati, sfida l’uomo a provare di essere il migliore, a fronteggiare una donna e uscirne vincitore.
“Le Ragazze della Libreria Bloomsbury” è un memoriale, per ricordare tutte quelle autrici che per secoli sono state ritenute inferiori ma che ci hanno donati alcuni fra i libri più belli mai scritti. L’autrice vuole rendere loro omaggio attraverso quelle stesse donne che le hanno lette e fatte conoscere e vuole ringraziarle per questo. E’ grazie a persone come Vivien ed Evie che il mondo oggi conosce Bronte, Austen e molte altre.
Non so che altro dirvi, lettori, se non leggete, perché questo non è solo un libro, è un pezzo di storia, che merita di essere conosciuto, ascoltato e vissuto.

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