Figlia della Cenere 𝄖 Ilaria Tuti

Titolo: Figlia della Cenere
Autore: Ilaria Tuti
Genere: thriller psicologico
Editore: Longanesi
Valutazione ⭐: 5/5
Trama: «La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me. È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare. Eppure, nessun sollievo mi è concesso. Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero. Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità. Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» Dopo "Fiori sopra l’inferno" e "Ninfa Dormiente", torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.

 “Figlia della Cenere” è il penultimo capitolo della serie dedicata ai casi di Teresa Battaglia.

Anche in questo caso si è trattato di un libro ascoltato e, come sempre, la voce narrante che mi accompagna ormai da quattro volumi, è stata capace di trasmettermi le sensazioni dei personaggi.

Devo ammettere che ho trovato l'inizio un po' lento e poco interessante. Teresa è ormai agli sgoccioli della sua carriera a causa dell'ultimo caso (Ninfa Dormiente) dove è rimasta ferita e della malattia che avanza inesorabilmente. La narrazione e le vicende prendono il ritmo di questo stanco personaggio, che si trascina fra le pagine con lentezza ed apatia. Non capiamo bene, fino a metà libro circa, quale sia il filone narrativo che unisce i tre archi temporali attraverso i quali il romanzo si sviluppa. Abbiamo il presente, dove un caso di ventisette anni prima torna a tormentare Teresa, tirando in gioco tutta la sua squadra. C'è il “ventisette anni prima”, quando il caso ancora non era tale, con una giovanissima Teresa, così diversa da quella che abbiamo conosciuto fino ad ora. Infine abbiamo una tarda epoca romana, quando il culto degli Dei iniziava a scomparire per l'asciare spazio al solo unico Dio; con tutto ciò che questa transizione portò con se.

Questo ultimo arco temporale è stato quello con cui ho fatto più difficoltà ad interagire, inizialmente è molto confusionario e non ha una vera e propria conclusione narrativa (che credo troveremo nel capitolo finale della serie). La figura di Iside torna a farsi padrona della scena, Regina di un culto molto antico che anche nei romanzi precedenti abbiamo avuto modo di approfondire. Tutto, alla fine, si riduce a questa mistica Dea, che attraverso i secoli e le epoche è in qualche modo legata a Teresa e a colui, o colei, che si cela dietro a tutti questi casi; fin dal principio.

Gli altri due archi temporali sono invece più interessanti, quello passato ci permette di avere una visione finalmente chiara della storia di Teresa, del suo percorso di crescita come personaggio e come donna.



All'interno di questo filone narrativo la Tuti ci parla di violenza domestica; sia fisica che psicologica. Affronta il tema della disparità di ruoli e mansioni all'interno di un ambito lavorativo fra uomo e donna. Ci parla della dipendenza da alcool ma anche di dipendenza emotiva. Apre una finestra sul fragile e delicato mondo dell'infanzia, mettendoci davanti ad una cruda realtà dove non sempre i bambini sono amati e protetti come dovrebbero; siamo proprio noi adulti a creare i mostri di cui tanto abbiamo paura e da cui tentiamo disperatamente di liberarci.

Nel presente assistiamo alle ripercussioni che gli eventi di ventisette anni prima hanno sulla vita del commissario, non solo nell'ambito lavorativo ma anche personale. Il rapporto di Teresa con Giacomo, il serial killer che a suo tempo le salvò la vita, mette in discussione la sua lucidità di pensiero agli occhi di Marini, che fatica a comprendere come si possa legare così tanto con un omicida. Ma il loro è un legame profondo, per quanto subdolo e forse sbagliato, resta comunque profondo. Persino Lona, il grigio personaggio che ha fatto il suo ingresso nel secondo libro della serie, nonché superiore di Teresa, lascia cadere per un po’ la sua maschera di serietà e autorità, mostrandosi protettivo nei confronti del commissario, svelando un rapporto ed un affetto che fino ad ora sembravano inesistenti. Devo ammettere che, per quanto in parte questo personaggio si sia redento, sono dell’opinione che per un personaggio grigio, un Villian, non sia sufficiente una sola buona azione per cancellarne anni di cattive. Lona è un uomo che necessita di controllo, di esercitare potere su chiunque gli stia attorno, egocentrico ed egoista, calcolatore. Dietro ogni sua “buona azione” si è sempre nascosto un tornaconto personale e proprio per questo sono ansiosa di vedere come giungerà al termine la storia di questo personaggio.

Di questo romanzo mi è piaciuta molto la scelta di inserire numerosi colpi di scena in sequenza, anche se avrei preferito una distribuzione più equa, così da avere anche la prima parte del romanzo movimentata e ritmata come la seconda. Le descrizioni dei luoghi e degli eventi, così come quelle delle emozioni dei personaggi, sono sempre estremamente esaustive e dettagliate; senza però scendere nel noioso o prolisso. La conclusione del romanzo è aperta, per ovvie ragioni, e ci lascia con così tanti dubbi e domande che è impossibile non voler leggere anche l’ultimo conclusivo capitolo di questa serie avvincente.

Devo ammetterlo, sono un po’ spaventata all’idea. “Madre d’Ossa” potrebbe essere un capolavoro di finale e reggere tranquillamente il confronto con i precedenti romanzi; oppure essere una delusione totale, caricata di hype per niente e che rischierebbe così di “rovinare” l’intera serie.

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